Call center, primo accordo tra Confindustria e sindacati

Gli ex-cocoprò che saranno assunti a tempo indeterminato non perderanno i contributi versati negli ultimi 5 anni nella Gestione Separata dell’Inps. Anzi, vedranno crescere i loro versamenti da un magrissimo 18% al 33%, grazie a un fondo di 300 milioni, già inserito nella Finanziaria (art. 176 comma 3) e attivo dal prossimo anno. E’ questo il risultato più importante dell’avviso comune firmato ieri da Confindustria, Fita, Assocontact e dai sindacati confederali, con la benedizione del ministro Damiano. Il costo della regolarizzazione contributiva sarà ripartito tra lo Stato e le aziende. Ma il provvedimento, a quanto pare, servirà anche a limitare i danni accumulati dal “re dei call center” Alberto Tripi, costretto dagli ispettori del lavoro a pagare i contributi pregressi per 3500 “finti cocoprò” assunti dal 2001 in Atesia.
Per il resto l’avviso di ieri non è che un primo passo nel tentativo di rimettere ordine nel settore. Inizia, così, una fase di contrattazione, probabilmente di lunga durata, che si baserà su accordi aziendali. Per quanto riguarda l’outbound si continua a consentire l’uso dei contratti a progetto, mentre nelle forme miste (quando cioè coesistono outbound e inbound) sarà la parte prevalente a determinare la tipologia contrattuale. Nel documento, infine, si chiede il ricorso al credito d’imposta per favorire le trasformazioni delle collaborazioni in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Ma rimane aperto il rischio che le imprese possano avvalersi di altri contratti precari, come già accaduto in molti casi, dove ai cocoprò si sostituivano contratti di formazione o di inserimento. Un nodo, questo, che si scioglierà solo nella prossima primavera, con l’avvio delle contrattazioni aziendali. Sindacati e Confindustria hanno anche consegnato al ministro una lettera con la quale chiedono chiarimenti sul passaggio dai vecchi cococò (pacchetto Treu) ai cocoprò della Legge 30. Se la legge, infatti, permetteva proroghe solo col permesso delle rappresentanze aziendali, in Atesia furono direttamente i confederali a dare il via libera al prolungamento dei cococò. La scorretta interpretazione della normativa è stata già rilevata dagli ispettori del lavoro impegnati ad Atesia. Una diversa interpretazione del ministro, dunque, permetterebbe all’azienda di risparmiare sul pagamento dei pregressi, e laverebbe una brutta macchia nei vestiti dei sindacati confederali. Critica la posizione della sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi, che, pur parlando di un «risultato importante», sottolinea che «è la modalità del lavoro a determinare la tipologia contrattuale», con la conseguenza che «anche nell’outbound difficilmente si può parlare di lavoro a progetto». Per l’esponente del governo, inoltre, «non è neccessaria una nuova interpretazione sulle proroghe dei cocoprò».