Call center, finisce l’ipocrisia. Adesso diritti per tutti

Finalmente dall’ispezione del ministero del Lavoro in Atesia emerge in maniera eclatante la vera natura del rapporto di lavoro esistente in Atesia (e nelle innumerevoli aziende che utilizzano le stesse tipologie contrattuali): lavoro subordinato. Sino ad oggi tale realtà è stata mascherata con contratti che portavano solo precarietà e frustrazione ai lavoratori e rimpinguavano le casse del gruppo Almaviva di cui Atesia fa parte.
La risultanza degli ispettori è una buona notizia che finalmente squarcia il velo di ipocrisia che copre la realtà lavorativa di centinaia di migliaia di lavoratori dei call center di tutta Italia.

Le reazioni del mondo politico, imprenditoriale e sindacale meritano una attenta disamina per evitare che da questa vicenda i lavoratori, anziché uscire rafforzati, vengano ulteriormente penalizzati.

Le reazioni del senatore Treu della Margherita (partito con il quale il patron Tripi ha ottimi rapporti) e del ministro del Lavoro Damiano ribadiscono quanto espresso nella circolare del Ministro: è da considerare lavoro subordinato esclusivamente quello in inbound: dimenticando che il lavoro svolto dall’Ispettorato non si è basato sull’analisi reale ed attenta della realtà del rapporto lavorativo fatto di orari fissi, gerararchie definite, ed organizzazione del lavoro saldamente in mano all’azienda.

L’atteggiamento di Cisl e Uil è improntato ad un attenzione decisamente maggiore per le sorti degli azionisti che non delle condizioni di vita dei lavoratori, rivendicando che tali problemi non vanno risolti con disposizioni dell’Ispettorato ma con accordi sindacali come quelli già sottoscritti in questi anni (in particolare l’ultimo sottoscritto ad aprile di quest’anno prevedeva il mancato rinnovo di 900 Lap e una deroga in peggio della Legge 30 con la previsione di 1100 contratti di apprendistato). La CGIL, ha plaudito all’esito dell’ispezione e ciò è un fatto positivo ed un passo avanti rispetto all’accordo sottoscritto questa primavera e per il quale era stato chiesto il congelamento all’azienda. Alla luce dei nuovi fatti ci auguriamo che la CGIL ritenga tale accordo nullo e conseguentemente si adoperi per la piena applicazione di quanto previsto dalla relazione ispettiva.

La risposta di Atesia con Tripi e della associazione di categoria Assocontact è di natura palesemente ricattatoria. Essi hanno immediatamente ventilato l’ipotesi di 90 mila posti di lavoro a rischio su 250 mila, se tutti i lavoratori dei call center divenissero lavoratori subordinati, e hanno agitato lo spettro della delocalizzazione di buona parte delle attività all’estero. Ma ancor prima che si conoscesse l’esito dell’ispezione il gruppo Almaviva ha spostato la commessa di Vodafone Omnitel – azienda che pretende che tutti i lavoratori in organico abbiano contratti a tempo indeterminato – dalla società Cos di Roma, ad un’altra società del gruppo con sede a Napoli. In secondo luogo sta trasferendo in Atesia (l’operazione è in corso e se ne discuterà a giorni all’Unione Industriali) i 600 lavoratori del call center romano. Con questo escamotage Atesia avrebbe potuto aumentare i contratti a tempo indeterminato per moltiplicare quelli di apprendistato previsti dall’accordo di aprile. E alzare la posta col ricatto di chiusura. Tra l’altro la Cos SpA ha già mandato in cassa integrazione 270 lavoratori per 9 mesi utilizzando cosi gli ammortizzatori sociali. Il ritornello è sempre lo stesso: socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Come Rete 28 Aprile, nel constatare che il risultato dell’ispezione avvalora quanto abbiamo sin qui sostenuto in polemica con la nostra stessa organizzazione, continueremo nella battaglia che dovrà portare tutti i lavoratori dei call center al pieno riconoscimento dei propri diritti.

Daniele Canti, Antonio Maiorano, Luigi Giannini, Eliana Como Membri Rete 28 Aprile-CGIL