Calipari, un inqualificabile scambio di ruoli

Dovremmo prendere tutti/e maledettamente sul serio quanto, a proposito dell’uccisione di Calipari, ha scritto Gigi Malabarba domenica su “Liberazione”: «L'”incidente” al check-point è stato pianificato nella sede diplomatica americana in Iraq, dopo l’ennesima violazione italiana delle regole dettate dal Centro sequestri alleato. La “linea della fermezza” doveva essere imposta ad ogni costo agli alleati recalcitranti. E così l’obiettivo nei confronti dell’Italia è raggiunto dopo l’assassinio di Calipari: negoziati con i “terroristi” mai più». Insomma, l’ambasciata Usa – agli ordini di quello che oggi appare il principale “terrorista” del mondo, John Negroponte – ha coscientemente preparato l’assassinio di Calipari.
Dovrebbero rifletterci a fondo soprattutto i leader di quel centrosinistra che si prepara, con speranze assai fondate, a sottrarre a Berlusconi il governo del Paese. E invece stiamo assistendo ad uno sconcertante e inqualificabile scambio di ruoli. Mentre il governo non può sottomettersi a Bush e Negroponte fino al punto da avallare l’assassinio di Calipari, mentre addirittura Calderoli ventila il ritiro delle truppe ed attacca le “regole di ingaggio” dei militari Usa, la maggioranza del centrosinistra non solo evita di attaccare gli Stati Uniti e di incalzare il governo, ora più che mai, sul ritiro delle truppe, ma ha addirittura come principale preoccupazione (vedi dichiarazioni di Veltroni, Fassini, Violante, Angius, Rutelli ecc..) quella di evitare che l'”incidente” finisca per “rovinare la solida amicizia con gli Usa”. Si potrebbe pensare ad un tentativo cinico di ingigantire le difficoltà del governo addebitandogli la responsabilità della morte del numero 2 del Sismi. Ma credo che ci troviamo di fronte ad una linea più indegna. Per convincersene, mi pare utile analizzare anche lo sconcertante comportamento del quotidiano “La Repubblica”, che del centrosinistra liberista è da lungo tempo ispiratore-“fiancheggiatore”, su tutta la vicenda del rapimento Sgrena e della sua tragica conclusione. Giorno dopo giorno, in un crescendo rossiniano, “La Repubblica”, ed in primo luogo D’Avanzo, Bonini e Scalfari, ha sposato le tesi statunitensi, i primi due con ricostruzioni tecnico-politiche apparse “fotocopiate” sulla lettura Usa dei fatti, il terzo con editoriali del genere «gli Usa avranno pure la mano pesante ma almeno sono seri; gli italiani, invece, fanno la guerra in modo cialtrone e il responsabile di ciò è Berlusconi».

Così, sempre domenica, proprio Scalfari, invece di dire che non si può rimanere in guerra a fianco di un “alleato” che ammazza il numero due del Sismi per dare una lezione agli italiani “indisciplinati”, arriva al dunque, svelando il senso dell’intera operazione politico-editoriale: «Il doloroso caso Calipari e la sua triste conclusione rendono impossibile il ritiro delle nostre truppe… Ritirare oggi le truppe significherebbe rompere politicamente con Bush a causa dell’episodio… Se il governo italiano arrivasse a commettere un errore di questa gravità, l’opposizione.. dovrebbe criticare una mossa così immotivata e scriteriata, un’iniziativa da amante deluso e non da statista responsabile».

Questa posizione, a mio parere, è la fotografia di quello che pensa la maggioranza del centrosinistra, che in buona parte si è lasciato “scappare” tale pensiero nelle dichiarazioni di questi giorni (il silenzio di Prodi è assordante ma anche agghiacciante) ma i cui segnali erano già evidenti quando, settimane fa, Berlusconi apparve tentato dal ritiro, suscitando l’indignazione di molti leader del centrosinistra perché “un paese serio non decide il ritiro così, da un giorno all’altro”. In realtà la maggioranza del centrosinistra, preso atto che le elezioni non le ha vinte l'”amato” Kerry e che Negroponte dirige oramai l’intera macchina bellico-poliziesca, manda agli Usa un chiaro segnale: quando andremo al governo, saremo vostri alleati seri e stabili (non come quel “farfallone” di Berlusconi che, alle prime difficoltà, vacilla) e accetteremo anche i “metodi Negroponte”. Ma se, come a me pare evidente, così è, qualche domanda la vorrei rivolgere a Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio e ai rispettivi partiti: non vi sembra che, oltre alla richiesta – che deve diventare martellante, approfittando delle difficoltà e incertezze del governo – di ritiro immediato delle truppe, vada denunciata senza indugio la subordinazione della maggioranza del centrosinistra ai voleri Usa? E perché il grande movimento contro la guerra italiano dovrebbe entusiasmarsi per un cambio di governo che sostituisca Berlusconi con un centrosinistra il cui asse internazionale sarebbe fondato, esattamente come per il centrodestra, sull’alleanza, fedele e subordinata, agli Stati Uniti? E perché il movimento dovrebbe considerare con benevolenza un futuro governo di un centrosinistra la cui larga maggioranza già ora, dietro una parvenza di neutralità tra la versione Usa e quella italiana (con quella ridicola richiesta che Berlusconi “faccia chiarezza” in Parlamento), sembra aver già scelto in realtà di schierarsi con Bush e con Negroponte, da decenni vero grande “terrorista”, scaricando brutalmente persino il povero Calipari?