Calamai: «L’attentato contro gli italiani a Nassiriya? Se fosse sciita saremmo di fronte ad una nuov

Marco Calamai, giornalista ed esperto di cooperazione internazionale, ex direttore dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro in Kosovo, consigliere speciale dell’Undp è stato consigliere dell’autorità provvisoria della coalizione occidentale in Iraq. Ma da quest’ultimo incarico si è dimesso 35 giorni dopo in aperta polemica con le strategie di angloamericani e alleati.

Alla luce di quanto avvenuto a Nassiriya, cosa rispondi a chi sostiene che il nostro contingente è lì solo per evitare una guerra civile?

Intanto che la guerra civile non ci può essere per il fatto che la popolazione in quella zona è praticamente tutta sciita. Un esempio: se domani un gruppo di terroristi sunniti, anzi diciamo fondamentalisti legati ad Al Qeida, facesse un attentato in una moschea sciita, cosa potrebbe fare il contingente italiano? Niente, né potrebbe intervenire successivamente. E comunque non potremmo interporci in caso di guerra civile. Anzi, dopo l’attentato di giovedì i nostri soldati si chiuderanno nella base di Tallil ancora di più di quanto non abbiano fatto negli ultimi due anni. Si potrebbe obiettare he la nostra sarebbe una presenza militare orientata alla ricostruzione.

Ricostruzione? A che punto è? Tempi lunghi?

Le incertezze politiche irachene, peraltro non ancora risolte, hanno fatto sì che la struttura dell’amministrazione pubblica, che è ancora quella di Saddam, non avesse nè competenze nè soldi per avviare un proceso di effettiva riorganizzazione della macchina statale. La nuova costituzone, che prevede un decentramento di poteri alle provincie, non ha mai definito le competenze specifiche dei governi locali. Con i pochi soldi che il nostro contingente ha, quello che può fare sono opere di ricostruzione ma assolutamente minimali. Poi c’è il problema della sicurezza, e sunniti, sciiti e kurdi ancora non sono d’accordo su come organizzare una distribuzione del potere nelle singole provincie.

Di che matrice può essere quest’ultimo attentato?

Se fosse di matrice sciita significherebbe che siamo di fronte ad una fase nuova e molto, molto pericolosa e complessa. Alla fine di questo tragico processo non mi sentirei neanche di escludere la possibilità che possa nascere una sorta di Kurdistan sciita con legàmi tutti da capire con Baghdad.

Iran e sud dell’Iraq?

L’influenza iraniana sul sud sciita dell’Iraq è molto forte, non si può escludere a priori che l’episodio di giovedì non si inserisca nel conflitto più complesso tra Iran e Usa. Se oggi l’Iran ha un’arma contro l’America, è quella di creare nel sud sciita una situazione di conflitto analoga a quella del triangolo attorno a Baghdad nel nord. Questo è uno dei motivi per cui l’ammiistrazione Bush sembra per ora privilegiare una linea diplomatica rispetto ai bombardamenti. Almeno per ora. Quello che succede ora non va letto in un quadro locale ma contestualizzato in uno scenario internazionale.

Se il nostro contingente è in una situazione non particolarmente sicura e rimane chiuso nel suo forte, come pensi che si possa provare a ricostruire, riorganizzare una zona così complessa come quella irachena?

La Spagna di Zapatero mica se ne è andata ed ha smesso di aiutare l’Iraq. E’ impegnata con fondi e progetti attraveso le Nazioni Unite. e così la Francia, la Germania. La commissione europea, ed in Italia lo sanno in pochi, questo scrivilo mi raccomando, sta finanziando grossissimi progetti di ricostruzione in Iraq attraverso le Nazioni Unite, ong e tutto attraverso personale iracheno. Dunque la critica frequente che si fa per cui se te ne vai smetti di aiutare, non è ammissibile. Noi, stando lì possiamo fare ben poco e facciamo rischiare la vita ai nostri uomini.