C ‘è grande fermento nella società e nella politica cubana

L’Avana – C ‘è grande fermento nella società e nella politica cubana: dopo l’elezione dell’Assemblea nazionale si è aperto il dibattito, nelle segrete stanze del Comitato Centrale del partito Comunista, sul futuro politico dell’isola. A sentire i dirigenti non c’è alcun problema, come se non avesse alcuna importanza il fatto che a guidare la Repubblica possa essere Fidel, il fratello Raul o qualche altro dirigente.
Per una settimana nove europarlamentari della Sinistra Unitaria Europea hanno incontrato dirigenti politici, ministri, sindacalisti, rappresentanti di organizzazioni sociali. Il dibattito sul comandante in jefe , che sta appassionando i media internazionali, non sembra appassionare troppo. Dopo le parole di Raul Castro sulla necessità di introdurre elementi di innovazione strutturale le strade sembrano due: transizione lenta verso un nuovo gruppo dirigente oppure repentino salto generazionale. Tutti i dirigenti, anche quelli che pensano che non ci siano alternative a Fidel, sentono l’urgenza di rispondere ad un quesito di portata storica. Nessuno ha il carisma di Fidel, è ovvio, ma Cuba non avrebbe resistito 50 anni in condizioni difficilissime se al fianco del leader maximo non si fosse consolidata una dirigenza di qualità. La fase di transizione politica non sembra condotta al buio ed è certamente aiutata da una buona fase economica. La crisi dei mutui americani e l’alto costo degli aerei ha inciso negativamente sul turismo che continua ad essere settore trainante.
Inoltre, continua la ristrutturazione delle città, il sistema dei trasporti migliora grazie alla cooperazione con Venezuela e Cina, che ormai sono i due più importanti partner commerciali e il nichel continua ad essere esportato a prezzi altissimi. La doppia circolazione monetaria è la causa principale della disuguaglianza sociale e questo i dirigenti cubani lo sanno bene tanto che è stato avviato il dibattito sui tempi e sui modi per eliminare la doppia moneta, anche se si preferisce rivendicare la giustezza di una scelta che ha salvato il paese. «Col crollo dell’Urss – ripetono in coro in cubani – abbiamo perso l’80% delle nostro commercio estero e il Prodotto interno lordo ha avuto un calo del 35%. La doppia moneta è stato un espediente che ci ha salvato».
La vera anomalia, per l’economia di Cuba resta l’embargo statunitense e il provvedimento di sanzione dell’Ue che risale al 2003. La posizione degli ambasciatori europei a L’Avana non è univoca anche se tutti concordano che il nodo, per l’Ue, sono i prigionieri politici. Una posizione in contraddizione con l’atteggiamento nei confronti di altri Paesi nei quali sono al potere regimi molto più duri di quello cubano. Cuba ha comunque torro l’isolamento grazie ai grandi cambiamenti che hanno attraversato l’America latina negli ultimi anni. Le relazioni tra Cuba e Venezuela sono il cuore pulsante di una cooperazione economica che si è consolidata con diversi Paesi e che, a parziale compensazione, ha visto i medici cubani impegnati nelle missioni sociali nei barrios di Caracas, nella serra andina, nella valle del Chapare.
I dirigenti cubani sono ottimisti e sempre più convinti che il bloqueo non durerà ancora a lungo: «La stragrande maggioranza della comunità internazionale è contro – dice Fernando Remirez , il capo del Dipartimento affari esteri tra i più influenti dirigenti – ci sono imprese che vogliono investire e l’embargo è un ostacolo. Persino nella comunità di Miami è cambiata la composizione: è nata una nuova generazione e i giovani non hanno niente a che spartire con la prima ondata di emigrazione».
Mentre il mondo guarda a Cuba in attesa dell’imminente cambiamento politico, i dirigenti cubani analizzano i fatti del mondo con molta cura, dimostrando una conoscenza impressionante dei anche particolari. «Peggio di Bush è impossibile, anche se la vera novità sarebbe Hillary Clinton – confessa Ricardo Alarcòn, per anni ambasciatore cubano all’Onu e oggi presidente dell’Assemblea nazionale, prossimo alla rielezione – Obama è efficace, ha una grande capacità di comunicazione e ha più chance di vincere le elezioni, ma Hillary ha un programma più di sinistra».
E’ allegro Alarcòn, quando lo incontriamo, neanche il servizio della Cnn sulla protesta degli studenti, ripreso da numerosi media internazionali, lo fa arrabbiare: «Ho partecipato personalmente all’assemblea all’Università di Diritto. Gli studenti hanno posto delle questioni serie, sulla necessità di avviare una nuova fase per Cuba ma non è corretto parlare di dissidenti. Il dibattito è tutto interno alla rivoluzione. Chi ha posto le domande più spinose è un giovane compagno iscritto alla gioventù comunista».
Il vecchio diplomatico vuole dare un’immagine di un Paese normale: «Ma è ovvio che si discuta. Ci accusano di essere una dittatura e poi montano un caso internazionale perché gli studenti discutono? La verità che a Cuba c’è una grande vivacità intellettuale e la gente vuole sempre capire. Abbiamo tanti giovani e il 70% della popolazione è nata dopo la rivoluzione».
La sanità e il modello educativo cubano sono certamente rinomati, tuttavia rimaniamo stupiti, malgrado la delegazione sia formata da parlamentari che conoscono Cuba, nell’apprezzare il livello tecnologico e di accoglienza dell’Università di scienze informatiche, frequentata gratuitamente da undicimila studenti, e la scuola di riabilitazione per studenti afflitti da disagio motorio. Due esperienze straordinarie che confermano la qualità dell’offerta formativa e le caratteristiche solidari del welfare cubano.
Un appuntamento interessante è quello è quello con la federazione delle donne, incontriamo la presidente nazionale e altre componenti del consiglio direttivo in una meravigliosa residenza. Le statistiche confermano uno straordinario protagonismo femminile nella vita pubblica cubana: «43% di elette all’assemblea nazionale, il 69% dei laureati dello scorso anno, il 48% dei ricercatori. Forse l’affermazione delle donne nella vita pubblica è stata tra le cause della leggera decrescita demografica degli ultimi anni».
La federazione delle donne ha aperto il dibattito pubblico sulle unioni omosessuali e in vista dell’insediamento del Parlamento è stato presentato un disegno di legge per istituire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il tema sta suscitando qualche perplessità ma il dibattito è estremamente avanzato.
“E’ una questione complicata – ci conferma Ricardo Alarcòn, espressione dell’ala conservatore – le compagne della federazione delle donne pensano che bisogna cambiare la Costituzione, io non voglio mettermi contro la Chiesa e quindi propongo di fare una legge ordinaria evitando di parlare di matrimonio tra omosessuali. Possiamo scrivere semplicemente: il matrimonio è l’unione di due persone, non importa il loro sesso».