Bush vuole vietare le unioni gay

Cinque mesi alle elezioni di mid-term. Cinque mesi per mantenere la maggioranza in Congresso e giocarsi la Casa Bianca per il prossimo mandato. Entrato ormai in piena campagna elettorale, il presidente George W. Bush – in crisi nei sondaggi per la pessima gestione della campagna irachena e per i vari scandali che hanno investito la sua amministrazione – ha deciso di puntare ancora una volta sul serbatoio di voti messo a disposizione dalla destra religiosa americana.
Così, in questi ultimi due giorni, ha lanciato un’offensiva contro i matrimoni gay e in difesa della sacralità della famiglia fondata sul matrimonio, «istituzione fondamentale» della società. Non una sortita casuale, ma un attacco ben studiato, anche nella scelta degli obiettivi: innanzitutto i giudici ”attivisti“ – così li ha definiti – che cercano di difendere il principio costituzionale secondo cui nessuno può essere discriminato a causa del proprio orientamento sessuale. Poi, il Senato dove il leader dei Repubblicani, Bill Frist, ha presentato una proposta di emendamento costituzionale, nella speranza – vana – di avere la maggioranza dei 2/3 necessaria per far passare la norma. Considerando che la stessa maggioranza deve formarsi alla Camera e che poi almeno 38 Stati dovranno ratificare la modifica alla Costituzione, è chiaro che la partita che sta giocando Bush ha un valore solo simbolico e dimostrativo. Il senatore democratico Ted Kennedy ha definito la mossa dei repubblicani «un atto di bigottismo puro e semplice». La stampa statunitense la legge invece come una semplice manovra elettoralistica anche se gli analisti dubitano che la campagna avrà lo stesso impatto del 2004 sull’opinione pubblica. Anche perché, se è vero che sei americani su dieci non approvano le unioni omosessuali, l’idea del bando non sembra riscuotere grandi consensi nei sondaggi, anzi questa posizione è piuttosto minoritaria. Non solo, ma oggi la maggioranza degli americani sembra più preoccupata dalle notizie che arrivano dal fronte iracheno o dai guai di questa amministrazione che non dalla necessità di difendere il matrimonio tradizionale.

L’intento di Bush è dunque di richiamare a raccolta quella destra fondamentalista che nelle passate elezioni ha costituito la base elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca. E lo fa con i toni da crociata cari agli integralisti religiosi: «Il matrimonio tra uomo e donna – ha detto – è l’istituzione più fondamentale della civiltà umana e non deve essere ridefinito da giudici attivisti».