“Bush voleva colpire Al Jazeera e ora Londra copre la verità”

George W. Bush aveva espresso l´intenzione di bombardare la sede di Al-Jazeera in Qatar. Ma di questa notizia la stampa aveva il divieto di parlare, pena l´incriminazione per violazione del segreto di stato. Nel tentativo di impedirlo si è mobilitato anche il procuratore generale britannico. Lord Peter Goldsmith ha intimato il silenzio ai tre quotidiani inglesi che avevano ottenuto l´informativa. La trascrizione del dialogo fra Bush e il premier britannico Tony Blair avvenuta a Washington il 16 aprile 2004 era finita nelle redazioni del Daily Mirror, del Guardian e del Times. Ma solo il primo ha deciso di violare la censura, pubblicando martedì alcuni stralci. I presunti responsabili della fuga di notizie sono due impiegati dell´ufficio di Blair e dell´ex deputato laburista Tony Clarke. Compariranno in tribunale la prossima settimana, accusati di violazione del segreto di stato. Nelle cinque pagine di memorandum segreto, Bush ammetteva la possibilità di bombardare la redazione della Tv a Doha e Blair lo metteva in guardia dalle conseguenze catastrofiche. Ieri Washington ha definito il memorandum «un´assurdità» e Londra ha scelto la linea del «no comment». Alla buona fede dei due alleati occidentali non crede Waddah Khanfar, che di Al-Jazeera è il direttore generale. Giordano di origine palestinese, il 36enne Khanfar è a Roma oggi per la presentazione di un libro di Donatella Della Ratta dedicato alla sua emittente.
Crede davvero che gli Usa potessero bombardarvi?
«Il fatto che si sia mossa la magistratura britannica per impedire la diffusione della notizia aumenta le mie preoccupazioni. Abbiamo già perso due giornalisti sotto le bombe americane, a Kabul nel 2001 e in Afghanistan nel 2003. Secondo gli Stati Uniti si era trattato di incidenti. Ora non crediamo più a questa versione e chiediamo un´investigazione completa sia sulle minacce odierne che sui due episodi del passato».
Quali ripercussioni ha avuto la notizia nel mondo arabo?
«Abbiamo avuto molte espressioni di solidarietà, da telespettatori, colleghi giornalisti e associazioni per la libertà di stampa. La credibilità degli Stati Uniti come latori della democrazia nel medio oriente ha ricevuto un altro colpo. È questo il messaggio che vogliono trasmetterci? Mi sembra piuttosto un insulto alla razionalità».
Per quale strada il Medio Oriente può arrivare alla democrazia?
«La democrazia fa parte di un concetto più ampio di riforme, che comprendono libertà, educazione, sviluppo, informazione, benessere, sicurezza. Tutti questi elementi camminano a braccetto. La guerra in Iraq ha avuto l´effetto positivo di rimuovere Saddam. Ma il prezzo che il medio oriente sta pagando è troppo alto e alla fine la politica statunitense sta ottenendo l´effetto contrario a quello sperato: rallenta il processo di riforme. Al-Jazeera al contrario di questo processo è protagonista. La nostra Tv rappresenta il mezzo più affidabile e rapido per le riforme. Ci accusano di estremismo? Noi replichiamo con i milioni di spettatori che ci scelgono in piena libertà perché si fidano di noi e si riflettono nella nostra linea».