Bush vieta «ai nemici» l’ accesso allo spazio

I critici l’ hanno già ribattezzata «star war revisited». È la nuova politica nazionale americana dello spazio, varata in sordina dall’ amministrazione Bush e già accusata di essere la versione, ancora più bellicosa ed unilaterale, della controversa teoria delle «guerre stellari» lanciata da Ronald Reagan negli anni ‘ 80. La nuova dottrina, che apre la strada ad una politica militare nello spazio incentrata sulla sicurezza nazionale Usa, stabilisce il diritto per Washington di negare a chiunque l’ accesso allo spazio extra-atmosferico, se ritenuto «ostile agli interessi americani». E sancisce senza mezzi termini l’ obiettivo a lungo termine: assicurare la supremazia degli Stati Uniti anche nell’ atmosfera e oltre. Il documento, intitolato U.S National Space Policy è stato firmato dal presidente Bush lo scorso 31 agosto, senza l’ usuale fanfara che accompagna le iniziative dell’ amministrazione. Soltanto nel tardo pomeriggio di venerdì 6 ottobre, mentre l’ America era già tutta in vacanza per il lungo ponte del Columbus Day, la Casa Bianca ne ha diffuso un estratto di 10 pagine sul suo sito Office of Science and Technology Policy. Nessuno se n’ è accorto fino a ieri, quando la vicenda è finita sulla prima pagina del Washington Post, che dopo averlo esaminato con attenzione, conclude che il documento «pone le basi per l’ invio di armi in orbita». «La libertà di azione nello spazio – afferma il testo – è altrettanto importante per gli Stati Uniti della potenza aerea e marittima». L’ obiettivo dell’ amministrazione Bush, si legge, è «rafforzare la leadership spaziale della nazione e assicurare che le capacità nello spazio siano disponibili per gli obiettivi della sicurezza nazionale, interna e di politica estera». E per fare in modo che «operazioni americane nello spazio volte a difendere i nostri interessi non siano in alcun modo ostacolate». La nuova politica sostituisce quella precedente – emanata nel settembre del ‘ 96 dall’ allora presidente Bill Clinton – che il presidente Bush si prefigge di superare, giudicandola «inadeguata» e «obsoleta». «Ciò è stato reso necessario dall’ avanzamento tecnologico che ha aumentato l’ importanza e l’ uso dello spazio – teorizza Frederick Jones, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale -. Oggi dipendiamo da tecnologie basate nello spazio per questioni di ogni giorno come i bancomat, gli strumenti Gps per orientarsi, i servizi radio e i telefoni cellulari». Ma l’ iniziativa della Casa Bianca ha già scatenato un putiferio di polemiche. «Rafforza i sospetti che gli Stati Uniti vogliano sviluppare, provare e dispiegare armamenti nello spazio», ha spiegato Michael Krepon, fondatore di una think tank che studia le questioni legate alle cosiddette «guerre stellari». Ad alimentare tali timori è il fatto che l’ amministrazione Bush si rifiuti persino di discutere dell’ argomento. Secondo Theresa Hitchens, direttore del Centro per le informazioni sulla difesa di Washington, la nuova politica «tiene la porta aperta a una strategia di guerra nello spazio ed ha un tono bellicoso e molto unilaterale». La Casa Bianca ha infatti già posto il veto a eventuali trattati o moratorie. «Gli Stati Uniti si opporranno alla creazione di nuovi regimi legali o restrizioni che cerchino di proibirne o limitarne l’ accesso e l’ utilizzo dello spazio», ha scritto il presidente, spiegando che «non c’ è bisogno di trattati contro gli armamenti perché non vi è nessuna corsa alle armi spaziali».