Bush, ultimatum a Mosca

Sullo scudo spaziale gli Usa di Bush rompono gli indugi e passano alle vie di fatto con la Russia di Putin. Se Mosca nonb darà il via libera entro novembre al progetto di star wars americano, Washington si ritirerà unilteralmente dall’accordo Abm del ’72 sul controllo degli armamenti. Un vero e proprio ultimatum, anche se per il momento solo “ufficioso”, secondo le parole di John Bolton, sottosegretario di stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, in visita a Mosca.
“Noi non vogliamo violare il trattato”, ha dichiarato ieri Bolton alla radio russa John Bolton, ma, come scriveva il Washington Post di ieri, “se non riusciremo a raggiungere un accordo con la Russia entro tre mesi”, cioè prima della preannunciata visita del presidente russo Vladimir Putin in Texas, “allora useremo il diritto, previsto dal trattato, di non violarlo ma di ritirarci da esso”.
In effetti il Trattato Abm, stipulato nel 1972 da Usa e Urss, prevede (al comma 2 dell’articolo XV) che ciascuna delle due parti ha il diritto di ritirarsi, ma solo se “eventi straordinari relativi alla materia del Trattato mettono in pericolo i suoi interessi supremi”.
Che cosa metterebbe in pericolo, oggi che la guerra fredda è finita, gli interessi supremi degli Stati uniti? Secondo l’amministrazione Bush, soprattutto la crescente minaccia proveniente dagli “Stati canaglia” (“rogue States”), lista di proscrizione in cui Washington ha relegato Corea del Nord, Cuba, Iran, Iraq, Libia, Siria e Sudan.
In realtà – afferma sul New York Times di ieri John Rhinelander, autorevole giurista americano, consigliere ai negoziati Abm del 1972 – “l’Amministrazione sta cercando delle scuse per ritirarsi dal trattato unilateralmente”. Il trattato proibisce infatti lo sviluppo e spiegamento di sistemi in grado di intercettare missili balistici, sulla base del fatto che tali sistemi hanno carattere non difensivo ma offensivo: il paese che li possedesse potrebbe lanciare un improvviso attacco contro i centri nevralgici dell’avversario, fidando sulla capacità di neutralizzare una sua eventuale rappresaglia missilistica.
Stracciando il trattato Abm, gli Stati uniti sarebbero ufficialmente liberi di sviluppare il progetto dello “scudo spaziale”, che rientra in una strategia complessiva per il controllo dello spazio a fini non solo militari ma economici. Già l’amministrazione Bush si è avviata su questa strada richiedendo, per l’anno fiscale 2002, 8.3 miliardi di dollari (il 44% in più che nel 2001) da destinare alla Ballistic Missile Defense . Questo è solo l’assaggio del banchetto che attende le industrie aerospaziali.
La parola d’ordine ormai è chiara: lo “scudo” va realizzato a qualunque costo. Anche a costo di barare. Il test del 14 luglio di quest’anno, durante il quale un missile intercettore ha distrutto la falsa testata di un missile balistico, è stato decisivo per i sostenitori dello “scudo”. La testata-bersaglio, però, era falsa non solo perché sprovvista di carica esplosiva: come hanno ammesso funzionari del Pentagono, essa era dotata di un radiofaro che ha guidato il missile intercettore contro la testata stessa. Ben diversa sarebbe la situazione reale: un missile balistico avrebbe più testate, vere e false, dotate di tecnologie per ingannare i sistemi antimissile.
Ma, anche se la fattibilità dello “scudo” è ancora tutta da dimostrare, ciò non significa che il progetto sia innocuo. Il suo effetto più pericoloso sarà quello di rimettere in moto la corsa agli armamenti nucleari, a cui potrebbero partecipare anche paesi attualmente privi di tali armi. Di questo sono consapevoli anche alcuni alleati degli Stati uniti. Lo ha confermato John Bolton, quando ha dichiarato alla radio russa – parole riprese anche dal New York Times di ieri – che “l’amministrazione Bush sta portando avanti una strategia per uscire dall’accordo del 1972 senza tirarsi addosso un mare di critiche da parte degli alleati europei e altri paesi, i quali temono che l’approccio di Bush sulla difesa missilistica sia inutilmente destabilizzante”. In tale strategia rientra l’ulteriore consenso allo “scudo” che gli Usa cercheranno di ottenere dagli alleati al vertice Nato di Napoli.
“Molti leaders – commenta il New York Times -premono su Mr. Bush perché proceda più cautamente per assicurarsi che né la Russia né la Cina si sentano minacciate o isolate dalla difese missilistiche: Russia e Cina hanno firmato a luglio un trattato di amicizia e cooperazione militare”. A dir la verità, qualche cautela Bush la adotta: il Pentagono ha stanziato questa settimana 9 milioni di dollari per la deforestazione di un terreno a Fort Greely, in Alaska, destinato alla costruzione di un sito per missili intercettori. Funzionari del Pentagono si sono però premurati di dire che “l’abbattimento di alberi non costituisce una violazione di trattato”.