Bush si consola col Patriot act

Sembrava essersi chiuso in un imbarazzato silenzio. Alcuni lo davano per malato, altri cominciavano perfino a speculare sulla diminuzione della sua «influenza» su George Bush, ma poi il vecchio leone Dick Cheney ha dato la sua zampata. Ciò che sta accadendo in merito a come fu che gli Usa si imbarcarono nella loro «guerra preventiva» contro l’Iraq di Saddam Hussein, ha detto, «è una delle accuse più disoneste mai sentite in questa città» e la prova della sua disonestà è che «viene da politici che a suo tempo hanno votato in favore del’autorizzazione all’uso della forza contro Saddam». Dalla Corea del Sud, Bush ha immediatamente aggiunto: «Sono d’accordo col vice presidente. Porre domande è un diritto. Ma è irresponsabile dire che io ho deliberatamente ingannato il popolo americano». La Casa bianca, dunque, tenta di cavarsela così, attaccando i suoi avversari politici, di fronte al suo precipitare nei sondaggi. Che riesca a riconquistare così la credibilità perduta è dubbio, ma la sortita di Cheney sembra destinata soprattutto a richiamare il «patriottismo di partito», anche perché proprio in questo momento sta maturando la possibilità di rinsaldare le file su un tema ancora considerato una specie di proprietà repubblicana: la «guerra al terrore». E in qualche modo la cosa sembra funzionare. Accade infatti che quasi a farsi perdonare da Bush per il dispiacere che gli ha procurato l’altro giorno con quello che il New York Times ha definito un «voto di sfiducia» sull’Iraq, il Congresso si appresta a regalare al presidente la conferma del Patriot Act in una versione quasi uguale a quella esistente e in qualche caso perfino peggiorativa. Il Patriot Act è l’insieme di norme varate all’indomani dell’11 settembre e contiene una vasta gamma di misure che di fatto rovesciano la tradizione di diritti civili consolidata in anni di battaglie. Era stato passato nel clima da «siamo sotto attacco» che c’era in quei giorni, con la Casa bianca che sosteneva che senza le misure in esso contenute non sarebbe stato possibile salvare la nazione ed era stato approvato a grande maggioranza. Poi si seppe che molti di quelli che avevano votato a favore non sapevano neppure cosa esattamente vi fosse scritto; altri avevano avuto dubbi ma temevano di essere considerati «non patriottici»; altri ancora si erano consolati con il fatto che comunque si trattava di norme transitorie, destinate a scadere dopo 4 anni.

I 4 anni sono passati e il Patriot Act, se non venisse rinnovato, alla mezzanotte del 31 dicembre non sarebbe più vigente. La Camera e il Senato avevano già votato nelle scorse settimane per il suo rinnovo apportando alcune modifiche e questo aveva creato un problema: che mentre le modifiche apportate dalla Camera consistevano semplicemente nel trasformare in permanente ciò che nel Patriot Act era provvisorio, quelle apportate dal Senato erano invece un po’ più sostanziali. Così è stato fatto ciò che è previsto quando i due rami del Congresso approvano due testi differenti: è stata creata una commissione con il compito di «armonizzarli», negoziando le modifiche da fare per arrivare a uno soddisfacente per tutti. Dopo lunghi ed estenuanti negoziati ieri sono affiorate le prime indicazioni del modo in cui i due testi sono stati «armonizzati». Delle 20 norme contenute nel Patriot Act, 14 sono state trasformate in permanenti. Altre tre, che i deputati avevano rinnovato per 10 anni e i senatori per 4, alla fine risultano rinnovate per 7 anni. Le più infami (e un po’ cretine), come quella che impone a librai e bibliotecari di segnalare all’Fbi quali libri i loro clienti acquistano o prendono in prestito, rimangono in tutto il loro splendore e perfino una norma «aggiuntiva», che non faceva parte del Patriot Act ma che scade anch’essa il 31 dicembre, ha passato quasi indenne la prova. E’ la norma che consente all’Fbi di intraprendere un’indagine su un «sospetto», imponendo anche a lui di mantenere la cosa segreta. E’ una norma esistente da anni, approvata per casi di «estrema necessità». Solo che in passato di indagini di quel tipo se ne facevano circa 300 l’anno, mentre ora se ne fanno 30.000.