«Bush pronto a colpire l’ Iran con l’ atomica»

L’ amministrazione Bush è pronta a bombardare l’ Iran anche con bombe atomiche tattiche se l’Iran non rinuncerà al riarmo nucleare. L’ obiettivo non sarebbe solo la distruzione degli impianti ma anche il rovesciamento del regime. Il Pentagono ha l’ elenco dei bersagli da colpire, primo tra tutti quello del bunker sotterraneo di Natanz per l’arricchimento dell’ uranio, e le scorse settimane il presidente George Bushne ha già discusso con i leader repubblicani e democratici del Senato e della Camera. Un’ operazione clandestina è inoltre in corso in Iran per mobilitare le minoranze etniche. Lo afferma sul New Yorker, in uscita il 17 aprile, il Premio Pulitzer Seymour Hersh, il più grande giornalista investigativo Usa, che denunciò il massacro di My Lai nel Vietnam e le torture nel carcere di Abu Ghraib in Iraq. Le informazioni sul piano di guerra di Bush sono state fornite a Hersh da anonimi funzionari passati e presenti del Pentagono e della Cia, i servizi segreti. La bomba atomica tattica che verrebbe usata contro l’ impianto di cemento di Natanz, scavato nella roccia a 23 metri di profondità, è la B 611-11, detta «bunker buster», distruggi bunker. Ha spiegato una delle fonti a Hersh: «Bush è convinto che l’ Iran si doterà di armi nucleari e intende fare quello che nessun futuro presidente americano, repubblicano o democratico, avrebbe il coraggio di fare: bombardarlo a tappeto. Pensa che la salvezza dell’ Iran sarà il suo lascito storico». Secondo Bush, inoltre, i bombardamenti «umilierebbero i leader religiosi e spingerebbero la popolazione a sollevarsi e a rovesciare il governo». Un’ altra fonte ha aggiunto che l’ amministrazione Bush chiama «Adolf Hitler» il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a causa della sua promessa di «cancellare Israele dalla faccia della terra» e che giudica una guerra «l’ unico modo di cambiare le strutture del potere e di risolvere il problema». Si tratterebbe, in ogni caso, di una guerra aerea: gli Stati Uniti non invaderebbero l’ Iran, a differenza dell’ Iraq. Hersh scrive che i militari americani sono immersi «in preparativi enormi e febbrili», ma sottolinea che tra di loro c’ è anche molta opposizione all’ impiego delle armi atomiche tattiche, e alcuni hanno minacciato di dimettersi: «Costoro temono reazioni a catena in tutto il mondo contro i cittadini e gli interessi americani, in particolare da parte dell’ Hezbollah in Libano e degli sciiti in Iraq: proprio il meridione dell’ Iraq rischia di accendersi come una candela». Le rivelazioni di Hersh, un aspro critico di Bush, hanno destato scalpore e suscitato gravi interrogativi politici. Uno riguarda le elezioni parlamentari di novembre in America, che stando ai sondaggi potrebbero restituire ai democratici il controllo del Congresso: per impedire che il suo piano fosse bloccato, il presidente ordinerebbe l’ attacco all’ Iran prima del voto di novembre? Il secondo interrogativo concerne le Nazioni Unite: nel caso che rifiutasse il ricorso alla forza, Bush formerebbe una nuova «coalition of the willing», coalizione di volontari, come in Iraq?
La terza domanda verte sull’ Aiea, l’ Associazione internazionale per il
controllo dell’ energia atomica: il suo direttore Mohammed El Baradei, che è atteso oggi o domani a Teheran, continuerà a sostenere che non ci sono prove che l’ Iran miri al riarmo nucleare?