Bush, nuovi generali «per la vittoria»

I generali? Si cambia. I diplomatici? Si cambia. Gli spioni? Si cambia. Un rimpasto di grosse proporzioni si prepara a Washington in vista del tanto sospirato annuncio della «nuova strategia» nella guerra in Iraq che Bush continua a promettere senza mai annunciarla.
L’ultima indicazione è che il suo «discorso alla nazione» avrà luogo la settimana prossima, possibilmente mercoledì, e per allora quasi tutti i posti di responsabilità che hanno a che fare con il disastro iracheno avranno un nuovo titolare. Il generale John Abizaid, il capo dello US Central Command, cioè quello responsabile delle operazioni in Iraq e Afghanistan, verrà sostitutito dall’ammiraglio William Fallon; al generale George Casey, responsabile delle operazioni «sul terreno» in Iraq, subentrerà il generale David Petraus, finora incaricato dell’addestramento delle truppe irachene; l’ambasciatore a Baghdad, Zalmay Khalilzad, lascerà il posto al collega Ryan Crocker, finora in Pakistan, per andare a rimpiazzare il famigerato John Bolton alle Nazioni Unite e un’altro ammiraglio, Mike McConnell, prenderà il posto di John Negroponte, già scelto come nuovo vice del segretario di Stato Condoleezza Rice, al posto di capo supremo dello spionaggio.
A prima vista, l’intento di Bush sembra quello di arrivare all’annuncio della sua «nuova strategia» in una già stabilita situazione di «aria nuova», in modo da sottolineare una specie di rottura con il passato e dare meglio l’impressione che quella in cui si sta entrando sia una nuova fase. Ma di fatto sembra il classico caso di chi vuole scaricare su altri gli errori commessi. La cosa più intelligibile che Bush ha detto finora riguardo a ciò che dirà nel discorso alla nazione è stata: «Una cosa è certa: voglio garantire che la missione sia chiara e specifica e che ci sia la garanzia che può essere realizzata». Dal che si deduce che finora tutte queste belle cose non c’erano e che – date le sostituzioni a catena – la colpa era dei generali, dei diplomatici e dei servizi di spionaggio che non le hanno tenute presenti. Naturalmente le cose non stanno così.
Non sono stati i generali a pensare che gli iracheni avrebbero accolto le truppe americane con «lanci di fiori»; non erano i diplomatici a non sapere che fare una volta arrivati a Baghdad e soprattutto non erano state le spie a dare una visione completamente sbagliata della realtà perché le loro informazioni erano sottoposte alla «interpretazione», praticamente uno stravolgimento, del «team» creato al Pentagono da Donald Rumsfeld.
Ma stando ai pur scarsi segnali che Bush ha dato su come intende cambiare l’azione in Iraq c’è anche qualcosa di peggio nei suoi intenti, e cioè che i generali sostituiti stanno pagando il fatto di non essere d’accordo sull’intenzione di Bush di inviare più truppe (da 15.000 a 30.000, secondo le indicazioni disponibili) per «rioccupare» prima Baghdad e poi l’intero paese. A tal fine il grosso delle truppe saràà dislocato nella capitale e nelle province totalmente sfuggite di mano agli occupanti e alle milizie filo-governative. A suo tempo, quando molti criticavano il fatto che l’invasione era stata concepita con un «ottimismo» che sconfinava nella faciloneria, tutti sapevano che Bush aveva accolto l’indicazione di Rumsfeld, teorico della «forza agile», ma lui rispondenva che stava semplicemente seguendo le indicazioni dei generali, al che loro – da bravi soldati ubbidienti – stavano al gioco.
Ora che di fronte allo spaventoso precipitare della situazione i generali dicono cose diverse da quelle che dice lui, invece di seguire le loro indicazioni Bush caccia i generali e li sostituisce con quelli pronti a dirgli di sì sempre e comunque. Qualche critica, comunque, queste nuove nomine l’hanno già provocata. Una – che viene proprio dai militari – è che l’idea di mettere un ammiraglio a capo di una forza che deve agire in un «teatro» soprattutto terrestre, è un po’ buffa. Un’altra è che la «intelligence community» ha finito per subire una sorta di militarizzazione strisciante. Nell’ultimo periodo sono stati messi il generale Michael Hayden a capo della Cia, l’ammiraglio John Scott Redd a capo del National Counterterrirism Center e il generale James Clapper è stato nominato sottosegretario della Difesa con compiti di supervisione proprio dell’intelligence. Ora, con la nomina del generale O’Connell a capo di tutte le agenzie di spionaggio, l’opera è quasi completata. «Avremmo dovuto pensare di più a salvaguardare la presenza dei civili», dice ora Peter Hoekstra, il repubblicano che fino al rovesciamento di maggioranza era a capo della commissione servizi sgreti della Camera, forse nella speranza di distanziarsi dal presidente.