BUSH INASPRISCE LE SANZIONI CONTRO LA BIELORUSSIA

Il presidente USA Bush, il 21 ottobre, ha firmato la legge “sulla democrazia in Bielorussia”, già approvata dal Congresso. Nel decreto vengono ulteriormente inasprite le sanzioni precedentemente adottate nei confronti della repubblica ex sovietica. In particolare, viene stabilito il divieto di concedere al governo di Minsk “ogni assistenza, garanzia creditizia, copertura assicurativa, finanziamento o qualsiasi aiuto” ad esclusione di quello umanitario: una gravissima forma di embargo. Naturalmente, anche gli altri paesi vengono invitati “ad adottare analoghe misure nei confronti della Repubblica di Belarus”.

Bush ha contestualmente rilasciato una dichiarazione scritta, in cui, per la prima volta in modo ufficiale, Aleksandr Lukashenko viene definito “un dittatore” e si sottolinea, con toni che suonano come un incitamento al rovesciamento violento del presidente bielorusso, che “il destino della Bielorussia” da oggi è riposto “solo nelle mani degli studenti, dei sindacati, dei leader civili e religiosi, dei giornalisti e di tutti i cittadini della Bielorussia, che esigono la libertà per il proprio paese”. In tal modo, la Bielorussia viene ufficialmente inclusa tra i “paesi canaglia” facenti parte del cosiddetto “asse del male”.

La pesante dichiarazione del presidente americano è stata raccolta, nel giro di poche ore, dagli ambienti ufficiali europei (a cominciare dal Consiglio d’Europa e dalla sua Assemblea parlamentare), che hanno rilasciato note di contenuto analogo. Si è particolarmente distinta la Lituania (la cui affidabilità in fatto di “diritti umani” è testimoniata dal carcere duro a cui sono sottoposti da oltre un decennio molti militanti comunisti) che, con un’iniziativa del presidente del parlamento nazionale, ha deciso “di interrompere immediatamente qualsiasi collaborazione con l’organo legislativo bielorusso non democraticamente eletto”.

Immediata è arrivata la ferma, seppur composta, reazione della Bielorussia. In una nota, diffusa dal Ministero degli esteri (http://www.mfa.gov.by) si esprime “profondo rammarico” per “questo evidente passo ostile”, le cui responsabilità “ricadono in pieno sugli USA”. La pretesa della legge USA di imporre il proprio modello di sovranità e di indipendenza, “contrasta con l’aspirazione del popolo bielorusso alla creazione di uno stabile stato sovrano, in cui la libertà individuale dei cittadini si combini organicamente con la giustizia sociale”. Gli USA, in realtà, secondo la nota, intenderebbero solo “inasprire consapevolmente i rapporti con la Repubblica di Belarus, spingendo i propri alleati a fare altrettanto”. E’ questo un “approccio tipico del periodo della “guerra fredda”. Quanto al presunto carattere non democratico del recente processo elettorale, la nota bielorussa fa notare che “ moltissimi osservatori internazionali hanno confermato che le elezioni e il referendum si sono svolti in piena corrispondenza con gli standard internazionali” e che “la dirigenza bielorussa ha agito e continuerà ad agire, sul piano della politica interna, nell’ambito dei principi democratici di garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini e di crescita del benessere del popolo bielorusso”. La legge adottata dagli USA appare allora come “una violazione della dichiarazione dell’ONU sul non ricorso all’intervento e all’ingerenza negli affari interni degli stati del dicembre 1981” e di altri obblighi internazionali presi dagli Stati Uniti. La nota del Ministero degli Esteri conclude rivendicando il “diritto a promuovere passi di risposta” ai diktat e alle pressioni del governo americano.

La prima reazione ufficiale russa è stata la dichiarazione dello speaker della Duma di Stato e dirigente del partito di Putin “Russia Unita” Boris Gryzlov, che prende nettamente posizione contro le sanzioni USA. In qualità di osservatore internazionale che ha potuto intervenire nel corso del referendum bielorusso, egli sostiene che “non ci può essere alcun dubbio sulla piena correttezza del referendum” e annuncia una presa di posizione del parlamento russo che confermerebbe le conclusioni del lavoro degli osservatori della Federazione Russa e della CSI. E in effetti, il giorno seguente, la Duma ha approvato una risoluzione di sostanziale avallo degli esiti sia del referendum che delle elezioni bielorusse.

E non è neppure privo di significato il fatto che l’autorevole sito “strana.ru” notoriamente molto vicino all’amministrazione presidenziale russa, abbia pubblicato con grande rilievo una lunga intervista ad uno dei maggiori specialisti di questioni latinoamericane, Kharen Khaciaturov (http://www.strana.ru , 22 ottobre 2004), il quale, citando un’ampia documentazione, dimostra le impressionanti analogie tra la campagna scatenata negli ultimi anni contro la Bielorussia e quella condotta contro Cuba, per provocarne l’isolamento internazionale.