Bush firma la legge che cancella i diritti degli imputati

“Un giorno storico”. Non nasconde la sua soddisfazione il presidente Bush, firmando la legge anti-terrorismo, che rende legali le prigioni segrete della Cia e i metodi di interrogatorio che le organizzazioni Usa per i diritti civili non esitano a definire tortura.
Un giorno storico. Davanti alle telecamere Bush dice di aver firmato «in memoria delle vittime dell’11 settembre» e assicura che finalmente potrà «essere fatta giustizia». Il Military Commission Act introduce per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale il ricorso a commissioni militari per processare i detenuti di Guantanamo, dove nell’agosto scorso la Casa Bianca aveva annunciato di aver fatto trasferire 14 presunti capi di Al Qaeda.
Il provvedimento, frutto di una lunga trattativa al Congresso su un testo proposto dalla Casa Bianca per aggirare il divieto opposto dalla Corte suprema all’istituzione di tribunali speciali per i presunti terroristi, ha subito qualche aggiustamento lungo l’iter parlamentare, ma è rimasto intatto nella sostanza. Era stata per altro la Corte Suprema a suggerire il ricorso al codice militare, assai più garantista di quanto non potessero mai essere le corti ad hoc pensate da Bush. Qualche concessione è stata inevitabile. Sulla carta viene dunque vietato il trattamento «crudele e disumano» dei prigionieri, ma allo stesso tempo non si riconosce ai detenuti il diritto di ricorrere alle corti federali, né l’habeas corpus, la facoltà di contestare una detenzione ritenuta ingiusta. Bush – che nel luglio scorso aveva fatto un passo indietro riconoscendo l’applicazione della Convenzione di Ginevra anche ai detenuti di Guantanamo, riconoscimento fino ad allora negato dietro alla definizione degli arrestati come combattenti nemici – non è riuscito comunque a far passare pienamente il principio della validità delle confessioni estorte con la forza: il ricorso a questo tipo di prove è stato fortemente limitato, come pure le prove fondate su materiale coperto da segreto di stato.
La legge resta comunque un successo per Bush, che richiamato dalle Nazioni Unite, da Amnesty Intyernational e criticato anche da uomini di peso all’interno dello schieramento repubblicano, aveva dovuto incassare nei mesi scorsi una bocciatura dopo l’altra sui tribunali per Guantanamo, che avrebbe voluto esenti da qualsiasi regola, compreso il dovere di formulare un’accusa precisa e non genericamente fondata su informazioni di intelligence non rivelabili. Per i processi ci sarà comunque da attendere ancora qualche mese, dicono al Pentagono, il tempo necessario per mettere a punto le nuove procedure. Finora sono stati formalmente incriminati solo 10 dei circa 450 detenuti della base cubana. Protestano le associazioni di difesa dei diritti umani. «Niente potrebbe essere più lontano dai valori americani che abbiamo a cuore», ha detto Anthony Romero, dell’American Civil Liberties Union.