Bush chiede più soldi per la guerra

George W. Bush tende la mano al nuovo Congresso a maggioranza democratica, promettendo una legge finanziaria tesa a pareggiare il bilancio entro il 2012 ed a mettere sotto controllo le spese militari, al fine di spianare la strada all’intesa sulla svolta strategica in Iraq. In coincidenza con l’odierno insediamento del rinnovato Congresso Bush ha compiuto due passi convergenti: prima affidando alle colonne del Wall Street Journal un appello ai democratici a «lavorare assieme nei prossimi due anni» e poi riunendo il gabinetto alla Casa Bianca per annunciare la presentazione di un pacchetto di misure finanziarie quinquennali mirate ad arrivare al pareggio di bilancio federale nel 2012.
«Bisogna porre fine alla pratica delle spese incontrollate, la riduzione delle uscite sarà una nostra priorità», ha detto il presidente andando incontro – tanto nei contenuti che nel linguaggio – ad una delle richieste dei democratici durante la recente campagna elettorale. Per «spese incontrollate» infatti i democratici intendono il finanziamento delle operazioni in Iraq ed Afghanistan attraverso capitoli di spesa nascosti in singole leggi. Anche la commissione Baker-Hamilton aveva avanzato la richiesta di porre fine a tale pratica. L’offensiva del sorriso della Casa Bianca cela la volontà di preparare il terreno ad un’intesa con i leader democratici sull’Iraq, sia per quanto riguarda l’autorizzazione ai 99,7 miliardi di dollari aggiuntivi – rispetto ai 350 già spesi – chiesti dal Pentagono che sui contenuti della «svolta strategica» che il presidente si avvia ad annunciare la prossima settimana.
Alle aperture di Bush il nuovo presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha risposto annunciando un forcing legislativo teso ad approvare «entro le prime 100 ore» provvedimenti a raffica: dall’aumento del salario minimo al rilancio della ricerca sulle cellule staminali, dalla riduzione dei conti dei medicinali a maggiori controlli sull’operato dei gruppi di interesse a Washington. Il Congresso numero 110 giurerà oggi solennemente e tornerà a riunirsi martedì per mantenere la promessa elettorare di assicurare un «nuovo inizio all’America», ed il fatto che Pelosi abbia scelto negli ultimi giorni un basso profilo sull’Iraq suggerisce l’esistenza di trattative con l’amministrazione.
La Casa Bianca è intenzionata ad aumentare il numero delle truppe e Bush ne ha ribadito i motivi sull’articolo del Wall Street Journal spiegando che «i terroristi che ci attaccarono l’11 settembre fanno parte di un più ampio movimento estremista che sta facendo di tutto per sconfiggerci in Iraq». Un approccio che se da un lato conferma l’approccio di Bush al conflitto in Iraq dall’altro è destinato a mettere i democratici di fronte alla prima, difficile prova di governo: accettare l’aumento di truppe e votarne il finanziamento significherebbe fare propria la strategia di Bush, opporsi implicherebbe il rischio di presentarsi come troppo dubbiosi sul sostegno alle proprie truppe.