Buchi sanitari, tasse più salate

Primo atto del governo sul fronte caldo dei conti pubblici. Si comincia dalla sanità e in particolare da quelle regioni (sono sei) che hanno già sforato i limiti di spesa. In sostanza il governo del centrosinistra prende atto del disastro della finanza pubblica ereditato da Berlusconi e – in attesa di conoscere la situazione reale dei conti – mette in campo misure correttive. Non si tratta però della manovra bis di cui si era parlato nei giorni scorsi e non si tratta (almeno per ora) di tagli alla spesa sociale. «Quando il governo ha iniziato la sua attività – ha detto Padoa-Schioppa – mi sono chiesto se dovessi procedere a un intervento correttivo dei conti per l’anno in corso come fece Ciampi nel ’96. Ho concluso che è più opportuno non intervenire subito con strumenti legislativi, ma rafforzare prima l’efficienza dei controlli». Si tratta quindi di sfruttare le possibilità offerte dalla finanziaria in vigore.
Nella conferenza stampa di ieri il ministro dell’economia ha quindi spiegato che per ora è meglio evitare manovre correttive e che comunque il governo è consapevole che solo la ripresa potrà garantire la solidità dei conti pubblici. La convinzione è talmente netta, dice Padoa-Schioppa, che la riunione del consiglio dei ministri è stata aperta con l’analisi dei problemi dello sviluppo e poi si è passati a esaminare le questioni dei conti che per il 2005 presentano una situazione peggiore di quella del 1992, l’anno più critico che determinò una delle manovre più pesanti nella storia italiana.
L’atto formale deciso ieri dal governo è una direttiva («un atto di indirizzo») il cui obiettivo è quello di monitorare con massimo rigore le disposizioni in materia di contenimento della spesa previste dalla finanziaria 2006. E una prima applicazione di quello che prevedeva l’ultima finanziaria di Tremonti è la decisione di far scattare gli aumenti automatici delle imposte Irap e le addizionali Irpef per tutte quelle regioni che hanno già superato il tetto delle risorse destinate alla sanità. Si tratta appunto di una misura prevista dalla finanziaria e che provocherà non poche tensioni tra governo e regioni. Ieri, per esempio, dalla Sicilia gli amministratori hanno fatto sapere di non aver alcuna intenzione di applicare quello che dice il minustro Padoa-Schioppa. Detto per inciso: è anche singolare il fatto che delle sei regioni incriminate, cinque erano di centrodestra al momento dello sforamento della spesa. Le regioni coinvolte sono il Lazio, la Campania, l’Abruzzo, il Molise, la Liguria e la Sicilia.
Dell’Irap, la tassa sull’attività di impresa che è oggetto di varie polemiche per le norme di omologazione europee, il governo ha parlato due volte ieri. La prima a proposito della spesa sanitaria delle sei regioni sotto osservazione, la seconda – più in generale – a proposito della tendenza che si è molto accentuata negli ultimi mesi all’evasione o ai ritardi da parte delle stesse imprese. Per questo il governo ha varato ieri un decreto legge che congela il cosiddetto «ravvedimento operoso», lo strumento che prevedeva more limitate per tutti coloro che non effettuavano in tempo utile i versamenti Irap. E’ stato lo stesso ministro dell’economia a sdrammatizzare il provvedimento varato ieri. Si tratta, dice Padoa-Schioppa, di una «norma abituale» in vista dei versamenti di giugno.
Come era ovvio tutte le destre si sono subito scagliate contro la decisione del governo di far scattare automaticamente Irap e Irpef per le regioni con la spesa sanitaria fuori controllo. La destra urla al primo atto di un politica che produrrà l’aumento delle tasse. I sindacati preferiscono invece commentare la decisione di rinviare la manovra bis. Su questo punto di sono espressi con nettezza sia Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom sia Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. Secondo Rinaldini, una manovra-bis avrebbe avuto come effetto quello di «ammazzare la ripresa». Per affrontare davvero il nodo dei conti pubblici, bisogna avviare una lotta all’evasione fiscale e tassarre le rendite finanziarie. E’ questa, secondo Bonanni, la linea vincente.