Brusca frenata dell’economia Usa: l’occupazione smette di crescere

L’unica consolazione (per gli imprenditori e Wall street) è che in settembre le retribuzione orarie negli Usa sono aumentate di appena lo 0,2%. Una crescita inferiore alle previsioni, anche se, su base annua, l’incremento dei salari registra una variazione del 4%, la più alta dal marzo 2001. Nettamente inferiore alla previsioni è stata, invece, la crescita dell’occupazione: nell’ultimo mese sono stati creati solo 51 mila nuovi posti di lavoro.
In generale quando la crescita dell’occupazione non è elevata i mercati brindano perché prevedono un allentamento della politica monetaria. Questa volta, invece, non è andata così: le conclusioni di analisti e esperti è che il forte rallentamento nella creazione di posti di lavoro sia il segnale di un ulteriore rallentamento della crescita nel terzo trimestre. E questo preoccupa: il ripiegamento dell’economia nei prossimi mesi potrebbe portare a una forte riduzione dei profitti. Una conferma di un leggero declino dell’attività produttiva arriva anche dai dati sulle ore lavorate settimanalmente: secondo quanto comunicato dal Dipartimento al Lavoro sono scese dello 0,2% ( una variazione percentuale impercettibile – almeno secondo i criteri italiani – ma che negli Stati uniti preoccupa. In leggera discesa (-0,1%) anche le ore di straordinario.
La crescita lenta dell’occupazione è stata, tuttavia, accompagnata da un riduzione del tasso di disoccupazione passato dal 4,7% di agosto al 4,6%. Apparentemente può sembrare una contraddizione, ma la spiegazione è semplice: il calo della disoccupazione nasconde una uscita dal mercato del lavoro. Questo significa che non c’è corrispondenza tra diminuzione dei disoccupati e aumento degli occupati, ma molto più banalmente che larga parte degli ex disoccupati escono dal mercato del lavoro e vanno a ingrossare le fila delle «non forze di lavoro».
A questo proposito il Dipartimento al lavoro fa sapere che sono 1,3 milioni le persone che nell’ultimo anno hanno cercato lavoro, ma che nelle quattro settimane precedenti all’inchiesta non lo hanno fatto e quindi (statisticamente) non sono considerate come disoccupati. Altre persone che non vengono conteggiate tra i lavoratori attivi o quelli discopatia sono «i lavoratori scoraggiati» che in passato hanno certo un lavoro adatto alle loro competenze e non avendolo trovato, hanno smesso di cercarlo. Dal punto di vista dei settori produttivi, una nuova discesa dell’occupazione ha colpito il manifatturiero, mentre contrariamente alle previsioni visto il ristagno e la caduta dell’attività, tiene il settore delle costruzioni. Come al solito, a creare occupazione sono i servizi. Tra i senza lavoro in agosto è cresciuto il tasso di disoccupazione giovanile (è al 16,4%) e quello dei neri (9,2%). Scende, invece., la disoccupazione tra i bianchi (4%) e in generale tra gli adulti (3,8%), mentre sale, seppure di poco la disoccupazione tra le donne (4,2%).
Subito dopo la diffusione dei dati, il Dow Jones è arretrato di mezzo punto; in tarda mattinata è risalito sopra la parità, poi è sceso di nuovo.