Boom di analfabeti battono i laureati

In Italia ci sono più analfabeti che laureati: 6 milioni contro 4 milioni. I primi sono il 12% della popolazione (anche se, per la verità, sono quasi solo anziani) e i secondi sono il 7,5%. E’ il dato più eclatante contenuto nella ricerca di Saverio Avvedu¬to – presidente dell’Università di Castel Sant’ Angelo e della Unla (l’Unione per la lotta al¬l’analfabetismo) – intitolata «La croce del Sud: arretratezza e squilibri educativi nell’Italia di oggi», presentata ieri a Roma dall’autore, dall’ex ministro del¬l’Istruzione Tullio De Mauro, dal senatore diessino Sergio Za¬voli e dal segretario dei pensio¬nati Cgil Lucio Saltini.
La ricerca costituisce una lettura ragionata dei dati Istat relativi al censimento 200 l, dai quali emerge che ai vertici della piramide dell’istruzione in Ita¬lia c’è un 7,5% di laureati, circa 4 milioni. La base, per contro, è 5 volte più vasta e prevede un 36,5% di italiani che ha solo la licenza elementare (20 milioni di persone). Se a questa quota si sommano i possessori della sola licenza scuola media (30,1 % del¬la popolazione) si ottiene che il 66% degli italiani (36 milioni) ha una preparazione che arriva al massimo alla scuola dell’obbli¬go ed è da considerarsi del tutto insufficiente per vivere una pie¬nezza di cittadinanza.
Il dato diventa ancora più drammatico, se viene scorpora¬to per area geografica, in quanto consente di rilevare che – anco¬ra una volta – l’arretratezza è soprattutto al Sud: 9 regioni (quasi tutte meridionali) presen¬tano un tasso di analfabetismo superiore alla soglia che i ricer¬catori considerano «a rischio», cioè 1’8%. La Regione più analfa¬beta è la Basilicata con il 13,8%, seguita dalla Calabria con il 13,2%, dal Molise con il 12,2%, dalla Sicilia (11,3%), dalla Puglia 00,8%), dall’Abruzzo (9,8%), dal¬la Sardegna (9, l %)e dall’Umbria con 1’8,4%.
La nostra collocazione inter¬nazionale fra i Paesi Ocse (i più sviluppati) ci vede per livelli di istruzione di massa al terzulti¬mo posto su 30. Peggio di noi solo Portogallo e Messico. Ma il professor Avveduto ha segnala¬to anche una ricetta per uscire da questa situazione: «Da un lato allargare 1’utenza formati¬va scolastica al più alto numero di destinatari per fasce d’età, dall’altro recuperare le fasce oltre i 25 anni fuoriuscite dal sistema educativo». Secondo il presidente dell’Università di Ca¬stel Sant’Angelo, infatti, «il no¬stro stivale cammina su una gamba sola, quella degli scolariz¬zati fra i 3 e i 24 anni, con le progressive rastremazioni regi¬strate dalla piramide educativa. Occorre, da un lato, trasformare la piramide in un tronco di cono e, dall’altro, impiantare la secon¬da gamba formativa, quella de¬gli adulti. È noto – ha concluso ¬che qualunque titolo di studio, se non esercitato ininterrotta¬mente, dopo 5 anni, fa regredire chi lo possiede al titolo inferio¬re». «l dati – ha commentato Lucio Saltini, segretario dello Spi-Cgij. – presentano una foto a tinte forti con un Paese agli ultimi posti in scolarità e in investimento nell’educazione permanente degli adulti. Dob¬biamo esserne preoccupati» Se¬condo Zavoli, «si deve realizzare una sinergia scuola-tv: quest’ul¬tima non deve solo informare, ma comunicare. Informare è far passare dati e materiali, comuni¬care è far passare valori” – ¬