Bombe Usa sulla Somalia

Hanno colpito in più raid, a partire da domenica fino a ieri sera. Gli aerei statunitensi, partiti dalla base di Gibuti, hanno bombardato il sud della Somalia, al confine con il Kenya, provocando decine di vittime. L’obiettivo dell’intervento (il primo targato Usa in Somalia, dopo la disfatta del 1993, quando l’operazione «Restore Hope» si saldò con la morte di 18 rangers e il ritiro delle truppe a stelle e strisce da Mogadiscio) erano i leader di al Qaeda nell’Africa orientale, che secondo Washington avrebbero trovato rifugio tra i ranghi dei miliziani delle corti islamiche. Gli AC-130 hanno cominciato a bombardare già domenica sera, ma la notizia è stata diffusa solo ieri.
I bombardamenti hanno avuto l’avallo del governo somalo di transizione (Tfg), guidato dal premier Ali Mohammed Gedi e dal presidente Abdullahi Yusuf Ahmed. Come ha specificato al manifesto Abdirahman Dinari, portavoce del Tfg, «abbiamo sostenuto gli attacchi Usa perché abbiamo stabilito con loro una buona cooperazione militare con l’intento di combattere al Qaeda e le Corti islamiche. Questi gruppi stanno cercando di crearsi un santuario all’interno della Somalia per attaccare gli altri paesi del Corno d’Africa e i paesi occidentali».
Nel mirino degli Stati uniti, che da mesi accusano le Corti islamiche di avere legami con terroristi internazionali, tre super-ricercati: il comoriano Fazul Abdallah Mohammed, il sudanese Abu-Talha al-Sudani e il kenyano Saleh Ali Saleh Nabhan. Secondo notizie riportate dal Washington Post, Al-Sudani sarebbe morto nell’attacco. Ufficialmente Washington conferma un unico raid condotto nella notte tra domenica e lunedì e non si dilunga sulle morti civili. «C’è stata un’operazione militare», si è limitato a dire Tony Snow, portavoce di Bush. Ma le testimonianze raccolte sul posto da varie agenzie di stampa danno una versione diversa: i raid sarebbero stati almeno tre e le vittime decine.
Se diverse fonti confermano che gli hard-core delle Corti islamiche si sono rifugiati nella zona di confine tra Kenya e Somalia, in particolare tra il villaggio di Ras Kamboni e le isole Baajun, di sicuro si sa solo che nei raid sono morti molti civili. E che, ancora ieri sera, molte persone erano in fuga dai villaggi temendo nuovi bombardamenti.
L’offensiva americana ha raccolto critiche e condanne dal mondo intero. Il neo-segretario generale delle Nazioni Ban Ki-Moon, attraverso la sua portavoce Michelle Montas, si è detto «preoccupato dalla nuova dimensione che questo tipo di azioni può introdurre nel conflitto e nella possibile escalation che può derivarne». «Siamo anche preoccupati – ha aggiunto la portavoce – per l’impatto sulle popolazioni civili nel Sud della Somalia». Più o meno sullo stesso tono le reazioni da parte della Commissione europea. Il commissario Ue allo sviluppo e agli aiuti alimentari Louis Michel ha detto che «un incidente di questo tipo non aiuta sul lungo termine e conferma che il conflitto in Somalia durerà a lungo. La sola cosa che può portare la sicurezza è il ritiro, il più rapidamente possibile, delle truppe etiopiche, e la messa in atto di una forza internazionale per sorvegliare la tregua».
Ma le parole più dure sono venute dall’Italia, che ha condannato senza appello i raid americani. In una nota diffusa dalla Farnesina il ministro degli esteri e vice-premier Massimo D’Alema ha espresso «la contrarietà dell’Italia ad azioni unilaterali che potrebbero innescare nuove tensioni in un’area già caratterizzata da forti instabilità ». Poco prima erano giunte le dichiarazioni di ferma condanna da parte della vie-ministra degli esteri, con delega sull’Africa sub-sahariana, Patrizia Sentinelli (Prc). «Ritengo molto grave l’intervento militare di queste ore in Somalia ad opera dell’aviazione statunitense. Le vittime civili sono morti innocenti che pesano sulle relazioni internazionali», ha detto la vice-ministra.