Bombardieri italiani nel pantano dei taleban

Sei aerei cacciabombardieri ricognitori Amx dell’Aeronautica militare italiana rossimamente verranno schierati in Afghanistan, nell’ambito della missione Isaf a guida Nato. A darne notizia è stato il generale Fabrizio Castagnetti, responsabile del Comando Operativo Interforze (Coi), la struttura della Difesa che gestisce tutte le operazioni militari italiane all’estero. L’annuncio è stato fatto in occasione di un convegno recentemente organizzato dall’Udc sugli «aspetti umanitari delle missioni militari all’estero». Si tratterebbe del primo dispiegamento all’estero di velivoli da combattimento italiani dopo la guerra del Golfo del 1991. L’invio di caccia rappresenta un notevole salto di qualità dell’impegno militare italiano in Afghanistan: un «teatro d’operazione» diventato molto pericoloso a causa della recrudescenza della resistenza armata talebana (duemila morti nel 2005, già quasi trecento nei primi due mesi del 2006). Ciononostante la notizia è passata quasi completamente inosservata. Forse perché, in periodo di campagna elettorale, di certe cose è meglio non parlare. La versione ufficiale fornita sull’impiego di questi aerei è stranamente rassicurante: non verranno usati per dare la caccia ai talebani, ma per fotografare i papaveri da oppio. Il generale Castagnetti, parlando al convegno di Roma dell’Udc, si è limitato a dire che gli Amx verranno usati per scopi di «intelligence» (cioè di ricognizione fotografica) e «potranno essere utilizzati anche per la lotta al narcotraffico, potendo individuare i campi di papavero da cui si ricava l’oppio». Ma i militari e gli esperti che partecipano al blog della rivista Pagine di difesa si sentono offesi dall’ipocrisia con cui si cerca di nascondere la verità: «Mi pare palese che quella dell’oppio è una cazzatina per tenere buoni i pacifisti. I nostri Amx semplicemente sostituiranno i sei F-16 dell’Isaf attualmente in teatro» scrive uno di loro. Abbiamo contattato telefonicamente uno dei partecipanti a quel blog, un tenente a riposo che, a patto di rimanere anonimo, ci ha detto: «Fare foto ai campi d’oppio con gli Amx è come soffiarsi il naso con l’aspirapolvere! È una barzelletta, una presa per i fondelli. Quegli aerei vanno per effettuare missioni di combattimento. L’Amx è un aereo per attacchi al suolo, punto. Nell’ambito della turnazione prestabilita nella missione Isaf dobbiamo sostituire i reparti aerei d’attacco di altri paesi, in questo caso gli F-16 norvegesi. Certo, gli Amx non sono equivalenti, ma noi quelli dobbiamo mandare… per fare vedere che servono a qualcosa. Per fotografare i campi d’oppio ci sono i satelliti americani». Non la pensa così il colonnello Amedeo Magnani, capo dell’Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, ex comandante del 5° stormo. «Fotografare i campi d’oppio a bassa quota, e con angolazioni diverse da quella satellitare perpendicolare, è un’operazione indispensabile per la lotta al narcotraffico, che ovviamente rappresenta di per sé un’attività utilissima di prevenzione del terrorismo, poiché è con i soldi della droga che i talebani si comprano le armi». Ma lo stesso colonnello Magnani poi aggiunge: «Gli Amx, che sono ottimi ricognitori diurni e notturni, potranno svolgere anche missioni antiterrorismo di pattugliamento del territorio per evitare azioni ostili da parte dei talebani». Il capo della sezione Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa, colonnello Massimo Fogari, non esclude che gli Amx possano venire impiegati in missioni di combattimento, seppur di difesa, non di attacco. «Sarà la Nato a stabilire i termini della missione dei nostri aerei a seconda delle esigenze. Certamente verranno usati per missioni di ricognizione fotografica delle piantagioni di oppio. Non escludo però che possano svolgere anche missioni di combattimento, ma in funzione puramente difensiva nel rispetto della natura della missione Isaf-Nato, ben diversa da quella apertamente offensiva della missione di guerra americana Enduring Freedom. Queste due missioni non si sovrappongono in nessun caso, quindi è scorretto dire che i nostri aerei andranno in Afghanistan a fare la guerra». Andrea Nativi, esperto militare e direttore della Rivista Italiana di Difesa, non esclude l’impiego degli aerei italiani in missioni di combattimento, ma solo a scopo di difesa. «Se per esempio i talebani attaccassero un Prt, cioè una delle guarnigioni Isaf, i nostri Amx potrebbero essere chiamati a entrare in azione. Ma non per andare a bombardare le postazioni talebane, come fanno gli americani nell’ambito della loro operazione Enduring Freedom, che è una missione dichiaratamente di guerra, a differenza della missione Isaf a guida Nato, quella a cui partecipiamo noi, che è invece una missione di `stabilizzazione e ricostruzione».

Il tenente colonnello canadese Réjean Duchesneau, capo dell’ufficio stampa del Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (Shape) della Nato a Bruxelles, ci dice che l’invio in Afghanistan dei sei Amx italiani è ancora al vaglio della Nato, ma spiega che, se e quando verrà accettato, i caccia italiani avranno gli stessi compiti di quelli che andranno a sostituire, compiti che non escludono missioni di combattimento, anche a sostegno dell’operazione di guerra Usa Enduring Freedom. «Gli aerei che operano in Afghanistan nell’ambito della missione Isaf-Nato, che decollano sempre equipaggiati con armamento completo, vengono impiegati in tre tipi di missioni: di ricognizioni del territorio, di copertura aerea ravvicinata ai movimenti delle truppe a terra quando queste operano in zone potenzialmente pericolose, e di intervento rapido in caso di attacchi contro truppe, basi Isaf o sedi dei Prt. Ma in casi di estrema necessità, gli aerei sotto comando Isaf possono intervenire in soccorso delle truppe della Coalizione che combattono i talebani nell’ambito di Enduring Freedom: mica si possono lasciar morire gli americani perché appartengono a una missione diversa!».

Peace reporter