Bologna, i Ds mostrano i muscoli al Prc. E Caruso si autodenuncia

Accuse lunari, solari evidenze, polemiche terra-terra. Ieri Bologna s’è svegliata con l’intervista di Travaglio al Corriere della Sera. Avvertiva il noto editorialista che qualcuno, Rifondazione comunista in particolare, si sarebbe fatto «contagiare dal virus del berlusconismo». Il motivo? Che il Prc si sarebbe azzardato a presentare un ordine del giorno, in comune e provincia, di solidarietà con gli immaginari “eversori”. Tranchant Travaglio: «Assurdo e incivile». Mentre Cofferati – col tormentone sulla legalità – sarebbe «credibile e corente». Così la Quercia ha rilanciato l’accusa di “berluscones” mostrando i muscoli allo scomodo partner di Giunta.
Insomma, c’è a Bologna una procura che, per il solo fatto di pronunciare un’aggravante, come quella pensata da Cossiga, di eversione, cerca di rendere più dura la vita di studenti, precari, senzacasa, pacifisti. Quella procura pare ignorare la giurisprudenza consolidata, che non ha mai perseguito come eversive le decine di autoriduzioni di mense succedutesi da una trentina d’anni, e glissa, quella procura, pure le autorevoli smentite della Cassazione (il 19 gennaio e il 29 marzo di quest’anno) e del Riesame ignorando che certe condotte di piazza siano incapaci di scombussolare l’ordinamento economico o statale. Che sia un uso politico del diritto penale è solo un’ipotesi, che debba esserci una risposta politica alla continua reiterazione del teorema bolognese è un diritto previsto dalla Carta e ribadito dalla Cassazione. Il Palazzaccio, sede a Roma della Suprema corte, non ci trova nulla di stravolgente nell’esercizio del diritto di critica a chi si trovi a esercitare rilevanti poteri pubblici, come anche i magistrati. Tanto più che la posta in gioco è altissima: l’agibilità di praticare il dissenso. A Palazzo D’Accursio, municipio bolognese, invece, fa scalpore la sola domanda sulla legittimità dell’abuso in atto del ricorso alle leggi speciali.

Anche ieri nessuno ha risposto all’interrogativo posto da Rifondazione (se sia giusto appiccicare l’eversione a chi commette reati minimi legati all’esercizio del conflitto) ma in parecchi si sono infilati nel tunnel delle dichiarazioni contro un inesistente attacco al pm in corso da parte della sinistra radicale. Che ci sia e che sia sbagliato (come è sbagliato chiedere un’amnistia) è convinzione della vice di Cofferati, Adriana Scaramuzzino (Margherita) preoccupata che la recrudescenza della querelle sulla legalità possa ripercuotersi sul governo cittadino. Contrattacca il segretario della Quercia bolognese che “spara”: «Occupazioni e autoriduzioni non sono di sinistra» e sposa la linea Travaglio, “berluscones” chi non ci sta. Meno male che almeno i Verdi trovano «improprie» le polemiche e «esagerate e assurde» le aggravanti di eversione: la politica «deve fare la sua parte». Ma Caronna non molla e dà l’ultimatum a Rifondazione: «Siamo il primo partito: d’ora in poi lasceremo correre sempre meno».

«Non voglio che dei ragazzi di vent’anni siano costretti a subire quello che io ho subito nel 1980, quando un giudice mi fece fare 9 mesi di galera con 36 capi di imputazione pesantissimi, senza prove concrete, solo in virtù della mia militanza politica e grazie alle leggi speciali di Cossiga – dice a Liberazione Valerio Monteventi, ex operaio alla Ducati, attivo nei movimenti dagli anni ’70 ed eletto in comune col Prc, lui l’autore del contestato odg – nessuno mi ha mai chiesto scusa e ritengo legittimo poter criticare quel giudice. Oggi è impressionante veder utilizzate quelle stesse norme in un contesto molto diverso per colpire e descrivere in maniera deformata forme di lotta sostanzialmente pacifiche».

Intanto il pm Giovagnoli sta per ricevere una clamorosa “confessione” da parte di Francesco Caruso: «Anch’io sono un autoriduttore bolognese. Dunque sono un eversore. Un deputato eversore». Il no global, appena eletto con il Prc, spedirà al pm una dettagliata ricostruzione della sua esperienza di autoriduzioni risalente al 1996. «Chiedo di essere perseguito anch’io per rendere più ridicole le persecuzioni politiche da troppo tempo in atto». Solo nel periodo del governo Berlusconi 8mila attivisti si sono visti denunciare per le lotte contro la guerra e la precarietà. Indulto, amnistia e abrogazione delle leggi speciali: c’è questo nell’agenda del neodeputato. Ma non sarà facile.