Bolkestein, un vento mortale per l’Europa sociale

E’ noto che l’élite delle istituzioni europee sia poco incline ad ascoltare concretamente i cittadini. Le pressioni esercitate dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e dal presidente di turno del Consiglio, Tony Blair, per velocizzare l’approvazione della direttiva Bolkestein, ne sono forse un drammatico esempio. Queste misure ultra-liberiste rappresentano un vento mortale alle lotte per un’Europa sociale e sono un vero schiaffo in faccia alle aspirazioni dei cittadini europei che si sarebbero attesi un maggior coinvolgimento in ció che Bruxelles decide sulla loro vita quotidiana. Il “NO” francese ed olandese alla Costituzione europea ha in larga misura provocato un’avversione alla crescente deriva liberista dell’Unione Europea. Si è trattato di un “NO” progressista, un appello per arrestare interferenze indesiderate su materie meglio regolate a livello nazionale. La direttiva Bolkestein rappresenta il picco più alto di queste misure proposte dalla Commissione, intende infatti liberalizzare ció che è rimasto sotto la responsabilità dei singoli Stati membri. Innumerevoli azioni sono state intraprese da partiti politici, sindacati ed organizzazioni sociali contro questa direttiva sui servizi. La proposta ha anche ingenerato il numero record nel Parlamento Europeo di oltre un migliaio di emendamenti, tra cui quelli direttamente tesi ad eliminare il principio cardine della direttiva, il Principio del Paese d’Origine, che sancisce il principio che un gestore di servizi sia autorizzato ad operare in qualsiasi Stato membro senza osservare le leggi e normative del paese ospitante. Lavoratori polacchi potrebbero essere impiegati in Italia secondo regole e leggi del lavoro vigenti in Polonia. Ció nonostante la Commissione si è arroccata a difendere il testo originario contro ogni modifica. Se, a Gennaio 2006 la partita si concludesse con la sua approvazione, potremmo dire addio ad ogni lotta per un’Europa sociale. In particolare istituti e modalità di lavoro Italiani ricadrebbero sotto la scure della liberalizzazione europea, interamente immolati all’idolatria del libero mercato. Cittadini e governi avrebbero sempre meno peso nella loro capacità d’indirizzo della società. Assisteremo ad una corsa verso il basso, in cui l’applicazione di standard lavorativi più bassi diventerà l’obiettivo comune a cui allinearsi. Aziende a gestione familiare nel nord Italia dovranno contrastare la concorrenza sleale degli erogatori di servizi, in particolare provenienti dall’Europa dell’Est, e saranno destinati a soccombere. Contemporaneamente lavoratori polacchi assoldati ed espatriati da questi gestori di servizi verranno ulteriormente sfruttati ed impossibilitati a raggiungere quegli standard di vita europei. Con la Bolkestein solo i gestori multinazionali di servizi ci guadagneranno.
I sostenitori della Bolkestein affermano che tutto funzionerà perfettamente e che la direttiva non interferirà nelle condizioni di lavoro, diritti, tutela della salute, educazione, cultura, gestione delle risorse idriche e stato sociale propri dei singoli Stai membri. Nulla, purtroppo è piú lontano dal vero. L’ombra delle ultime liberalizzazioni ancora si aggirano funeste e precedono l’arrivo della Bolkestein. Migliaia di autisti olandesi hanno visto i propri posti di lavoro scippati da camionisti polacchi. Aziende olandesi hanno aperto filiali nell’est europeo pur continuando a lavorare in Olanda, ma utilizzando standard piú bassi e grazie a procedure meno restrittive. Solo poco tempo fa Bruxelles ha chiesto alle associazioni olandesi che gestiscono gli immobili di mettere a disposizione il proprio stock di alloggi popolari perché sia immesso nel libero mercato.

I “NO” olandese e francese alla Costituzione hanno scosso l’Europa nelle sue fondamenta. Fino ad allora tutto rientrava comunque nella norma e veniva gestito nella normalità quotidiana. La protesta contro la direttiva sui servizi, inaspettatamente così ampia, ha per un breve periodo fatto vacillare la Commissione. Ma già ora, le redini sono state saldamente riprese e lo stesso Tony Blair ha auspicato che si arrivi ad una conclusione soddisfacente entro l’anno. Questi sono le due novità politiche salienti, emerse dalle decisioni politiche del 2005. L’Olanda e la Francia hanno mostrato che quando viene effettivamente data ai cittadini il diritto ad esprimersi, prevale un approccio sociale in contrasto con le scelte liberiste propugnate da Bruxelles.

L’opposizione alla Bolkestein riveste forse ancor piú importanza dello stesso voto sulla Costituzione. Il controllo democratico sugli indirizzi di una società, strappato con anni di lotte, rischia di essere cancellato da un colpo di spugna portandoci indietro nel passato. Questo non deve accadere. Per questo non ci deve essere la Costituzione europea e la Bolkestein, che farebbe piombare in un sol colpo il settanta per cento delle attività economiche e sociali dell’Unione nella giungla del libero mercato.

* Parlamentare Europea della GUE/NGL