Bolkestein – Prodi ha parlato. A vanvera

Caro direttore,
a distanza di venti mesi dall’approvazione della direttiva Bolkestein, accordata in quanto allora Presidente della Commissione Europea, e del silenzio assordante in cui si è successivamente trincerato, Romano Prodi ha finalmente ripreso parola sulla direttiva. Ha aspettato il risultato delle primarie – un trionfo plebiscitario – per dire che i 50mila scesi in piazza a Roma il sabato precedente avevano fatto un’inutile manifestazione, perché il problema non sussiste. Dunque le reti europee di movimenti, sindacati, forze politiche ed Enti Locali che da più di un anno promuovono dibattiti, petizioni, ordini del giorno, mobilitazioni nazionali ed europee non hanno capito nulla. Pronunciandosi nella vera Aula parlamentare di questo Paese, il salotto di Vespa, ha tranquillizzato lavoratori e cittadini semplicemente affermando che le preoccupazioni sul principio del paese d’origine, sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sull’azzeramento delle prerogative degli Enti Locali non esistono perché la Commissione Europea ha introdotto correttivi che la rendono un provvedimento di buona liberalizzazione (sic). Non scherziamo. Quando un candidato premier si pronuncia su una direttiva europea, abbiamo diritto che ne parli perlomeno con la medesima cognizione di causa e capacità di argomentare le affermazioni, che è a noi richiesta nel dichiarare e costruire una forte opposizione alla stessa. E dunque: quali sarebbero i correttivi introdotti di cui parla Prodi? Agli atti non risulta alcunché. Anche perché, Prodi dovrebbe saperlo, dopo l’approvazione in Commissione Europea del 13 gennaio 2004, la direttiva è all’esame del Consiglio e del Parlamento Europeo, e dunque anche formalmente la Commissione non può al momento introdurre alcuna modifica. Prodi afferma che la paura che l’ormai famosissimo idraulico polacco venga in Italia portando con sé le sue regole e i suoi salari non sussiste. Sulla base di quali atti? Delle sue tranquillizzanti parole? Il candidato premier conosce l’art.16 della Direttiva? Così recita: “Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori di servizi siano soggetti esclusivamente alle disposizioni nazionali dello Stato membro d’origine applicabili all’ambito regolamentato. Il primo comma riguarda le disposizioni nazionali relative all’accesso ad un’attività di servizio e al suo esercizio, in particolare quelle che disciplinano il comportamento del prestatore, la qualità e il contenuto del servizio, la pubblicità, i contratti e la responsabilità del prestatore”. Certo lo scontro in Commissione Mercato Interno è forte, ma attualmente si confrontano un’ipotesi iperliberista di approvazione della direttiva tout court, e un’altra – il cosiddetto compromesso Ghebardt – che propone alcune modifiche, senza tuttavia riuscire ad eliminare neppure il famigerato principio del paese d’origine. Quindi, su quali basi i cittadini, i lavoratori e gli Enti Locali dovrebbero sospendere le mobilitazioni? Siamo seri. Se Prodi pensa di poter rispondere con due battute come queste all’enorme consapevolezza che si va affermando – e la riuscitissima manifestazione del 15 ottobre lo dimostra – della necessità di un’altra Europa possibile e del rifiuto delle politiche liberiste, temo si sbagli di grosso. Abbiamo già conosciuto – ormai da cinque anni – un’altra persona che ha scambiato il voto popolare per una delega in bianco e da quel momento su ogni argomento si è sempre pronunciato con sufficienza e approssimazione. Se ne guardi bene Prodi dal riprodurla, anche perché conosciamo l’antidoto: la mobilitazione popolare. Utile, molto utile.

* Attac Italia