Bolkestein, le ragioni della Fiom

La direttiva sui servizi denominata Bolkestein è uno dei tanti mostri che si aggirano per l’Europa. La liberalizzazione dei servizi pubblici ma anche dei beni essenziali (acqua etc) rappresenta un duro colpo al modello sociale europeo. La possibilità di accesso ad essi a prescindere dal reddito, dalla razza etc. ha rappresentato per l’Europa dei Quindici un diritto di cittadinanza che oggi viene messo in discussione da ricette liberiste logore che hanno già fallito nella loro applicazione perché hanno portato sia ad un degrado dell’offerta (vedi i trasporti e la sanità inglese) che, cosa ancora più grave all’esclusione da prestazioni adeguate di milioni e milioni di cittadini. Il privato non si è rivelato migliore del pubblico ma di gran lunga peggiore.
Tra i cittadini italiani che utilizzano treni, poste, aeroporti, telefonia oggi non se ne trova uno che pensa che il privato funziona meglio del pubblico.

Nella sbornia liberista ovviamente l’eliminazione dei diritti di cittadinanza comprende i diritti del lavoro.

Se passasse il testo originale della Bolkestein è evidente che la competitività anche nei servizi pubblici è data dalla concorrenza tra persone ovvero dalle qualità e quantità delle prestazioni di lavoro.

E’ tutta qui l'”originalità ” del concetto del paese di origine.

Il famoso operaio polacco che tanto ha spaventato i francesi nel loro voto referendario sulla costituzione europea diviene una realtà.

Se i lavoratori che si sposteranno insieme alle loro aziende saranno esclusivamente assoggettati alle norme di diritto e ai contratti dei paesi di origine ecco che scopriamo il cuore della direttiva.

Un recente caso svedese ne è esempio: una ditta Lettone ha portato edili a lavorare a Stoccolma con orario di lavoro, salario etc previsti dal loro contratto. I sindacati svedesi per pretendere l’applicazione degli standard del loro paese hanno dovuto ricorrere agli scioperi e ad un appello alla Corte Europea. In questa vicenda è stato esemplare il ruolo dell’associazione industriali svedese alla quale la ditta Lettone ha poi aderito, che non si è limitata al sostegno politico ma ha aiutato economicamente l’imprenditore lettone che aveva deciso di abbandonare la battaglia viste le perdite economiche dovute agli scioperi. Una specie di cassa di resistenza a rovescio!!

Nella direttiva oltre ai servizi pubblici vengono comprese le agenzie di lavoro interinale e tutti “i servizi alle imprese”.

La prospettiva è quella di un grande caporalato per tutta l’Euorpa.

I diritti del lavoro e la contrattazione collettiva sono stati nel secolo scorso un elemento fondante dello sviluppo della partecipazione e della democrazia. Oggi sono rimessi in discussione da direttive che minano alle fondamenta le condizioni di lavoro e di vita e dall’attacco violento del padronato.

Un padronato impazzito che non riesce a capire cosa fare e dove fare, che prima parla di competizione tra Europa e Stati Uniti e poi si accontenta di competere sul costo del lavoro con i cinesi o gli indiani scaricando quindi qualsiasi prospettiva industriale sullo sfruttamento dei lavoratori e lavoratrici e sull’annullamento della forza e della rappresentanza del sindacato.

Lo sanno bene i lavoratori metalmeccanici italiani che da otto mesi sono alle prese con il rinnovo del Contratto Nazionale. Si vuole negare il ruolo del contratto nazionale, si vuole negare il diritto alla redistribuzione della ricchezza, si vuole negare il ruolo delle Rappresentanze aziendali alla contrattazione. In questa strategia le aziende, siano esse pubbliche che private, sono territorio franco in cui partecipazione, democrazia, diritti non esistono; c’è solo la gestione unilaterale che comanda sulle persone.

Progetto autoritario dunque e fanno bene quegli enti locali che il 15 ottobre si uniranno al “Comitato Stopbolkestein”. Hanno capito che in gioco non c’è un’astratta autonomia dei livelli istituzionali ma che la direttiva, se approvata, metterebbe in discussione la struttura democratica esistente. La pratica dell’uso delle armi e delle guerre per imporre “la democrazia” sono indissolubilmente legati a questa strategia.

Noi che siamo contro le guerre, vogliamo un’Europa dei popoli dove i cittadini siano depositari di diritti individuali e collettivi.

La presidenza britannica forza sia sui tempi che sui contenuti del testo originale non tenendo minimamente conto del voto del parlamento europeo e dell’opposizione delle forze sociali, dai movimenti ai sindacati. Il 19 marzo a Bruxelles i partecipanti a quella grande, meravigliosa, allegra, multietnica manifestazione, guardavano ad un’altra Europa. Per questo la Fiom sarà in piazza il 15 di ottobre.

* Responsabile Ufficio Europa Fiom-Nazionale