Bolkestein junior è arrivato fra noi

Di male in peggio, la Bolkestein, la famigerata direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, esce triturata e peggiorata dal voto nella commissione Mercato interno del Parlamento europeo. Grazie a popolari, liberali e all’eurodestra viene benedetto il principio del paese di origine come regola generale nella libera circolazione dei servizi. Allarme anche per quel che riguarda il campo di applicazione della direttiva: i servizi di interesse economico generale, come l’acqua, rimangono sotto la Bolkestein, meglio va alla sanità, ai servizi audiovisivi e alle lotterie che rimangono fuori. Un voto che benedice dunque il dumping sociale, ma il paradosso è che dopo tanti emendamenti il testo che ne esce è così confuso che difficilmente potrà realizzare il suo obiettivo, ossia offrire un quadro coerente per la liberalizzazione dei servizi. Tanto per fare un esempio i servizi finanziari e le agenzie interinali rimangono nel campo di applicazione della Bolkestein, ma rispondono pure ad altre direttive ad hoc. In pratica il voto di ieri aumenta e non riduce l’incertezza giuridica. Questo testo, centrifugato da oltre mille emendamenti, approda adesso nell’assemblea plenaria del Parlamento europeo. Un voto atteso per gennaio o febbraio, le ultime occasioni buone per cercare di mettere almeno una pezza alla direttiva, se non addirittura per provare a rigettarla. È «un obbrobrio inemendabile», tuona Roberto Musacchio di Rifondazione: «La strada da percorrere è quella del rigetto». I verdi ammettono che liberali e popolari «hanno vinto la prima manche», ma danno loro «appuntamento alla plenaria per la seconda». «Fortissima perplessità» esprime pure Roberta Angelilli di An. La socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt, autrice del rapporto votato ed emendato ieri, non nasconde la delusione: «La proposta come è stata adottata non è riuscita a rigettare le critiche» di dumping sociale, anzi «in un buon numero di casi è addirittura peggio di quanto aveva proposto la Commissione europea». Gongola invece il popolare britannico Malcolm Harbour, relatore ombra per il suo gruppo: «E’ un ottimo voto».

I giochi nella plenaria di inizio anno non saranno semplici. Il fronte per la Bolkestein più dura è infatti esteso, attinge tra i laburisti britannici (e non va escluso qualche socialista dei nuovi paesi membri) fino a raggiungere l’estrema destra, passando per popolari e liberali. Dall’altro lato il grosso dei socialisti ed i verdi sono per rivedere la direttiva appoggiando il rapporto della Gebhardt, che lima gli aspetti più controversi del testo, mentre i comunisti sono per il rigetto totale della Bolkestein, senza se e senza ma. Il voto di ieri è lo specchio di questa babele. Inizia poco dopo le tre di pomeriggio e va avanti per oltre quattro ore, un voto complicatissimo, giocato su 1.159 emendamenti e su maggioranze in moltissimi casi risicate. Alla fine della serata non è ancora chiaro qual è il frutto di tanto taglia e cuci, ma pure senza vedere il vestito completo, la sua fattura di base appare subito terribile. Passano infatti i compromessi disegnati da popolari, liberali ed eurodestra sul principio del paese di origine – per 21 sì e 16 no – e sul campo di applicazione della direttiva, che include i «servizi economici di interesse generale», quali l’acqua ed i trasporti locali. Per il gioco dei mille emendamenti finiscono invece fuori da questa direttiva l’elettricità, la sanità privata, l’audiovisivo, i giochi, il cinema e la cultura, fuori pure la sanità pubblica e alcune professioni, come i notai. A questo voto guardano con attenzione pure i 25, che dovranno trovare un’intesa anche tra loro. L’attuale presidenza britannica è per la liberalizzazione, l’Austria, che guiderà l’Ue da gennaio, per bocciare la direttiva e con lei Francia e Svezia. Si attende ancora di capire cosa farà esattamente la Germania della Grosse Koalition (Csu-Cdu ieri hanno votato con i popolari, ma nel patto di governo hanno giurato di proteggere i posti di lavoro e sono per natura corporativi) mentre pure la nostra Unione è un’incognita, con una posizione comune ancora tutta da definire e che costerà sudore: la Margherita è del gruppo liberale, che ha difeso il principio del paese di origine, dall’altro lato Rc e i Comunisti italiani chiamano già alla mobilitazione.