Bolkestein alla francese per i lavoratori dell’Est

Ormai è certo: la direttiva servizi sarà votata definitivamente dal parlamento europeo nella settimana del 13 novembre. La Bolkestein, emendata dal capitolo più controverso – il principio del paese d’origine – è passata in commissione senza integrare nessun emendamento, neppure quelli della relatrice della Bolkestein riformata, la socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt. Adesso la Commissione «chiarirà – ha affermato Gebhardt – ciò che riguarda il diritto del lavoro, i diritti sociali, il diritto penale».
In realtà, anche senza la Bolkestein, nell’Unione europea ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che prestano «servizi» in un paese terzo, ma sono pagati secondo i criteri del paese d’origine. Un rapporto del Senato francese, presentato ieri, denuncia una grave situazione nell’edilizia: più di 100 mila persone, in grande maggioranza provenienti dall’Europa dell’est, lavorano nei cantieri francesi, «distaccati» da un datore di lavoro del paese d’origine, in condizioni «mal inquadrate» secondo il relatore Francis Grignon, un senatore gollista. Secondo il rapporto sull’«edilizia e i lavori pubblici di fronte alla concorrenza dei nuovi stati membri dell’Unione europea», «il distacco si rivela permeabile alle frodi, realmente costitutive di una concorrenza sleale, in particolare per quello che riguarda i salari». Il sito Internet Bellaciao è stato incriminato per aver diffuso un comunicato della Cgt sul caso dei cantieri navali di Nantes, che impiegavano degli operai polacchi, alloggiati in condiuzioni vergognose e sotto-pagati.
«Il governo tenta di utilizzare l’immigrazione dell’est per favorire il dumping sociale», denuncia Force ouvriere, mentre per la Cfdt bisogna lottare contro l’idea che si sta diffondendo che «non esiste un solo tipo di cittadino europeo». Nell’edilizia francese, la quasi totalità dei «distacchi» non vengono neppure dichiarati all’ispettorato del lavoro. Gli operai arrivano in Francia, per svolgere un lavoro «specifico»: «La maggior parte del tempo – denuncia il rapporto del Senato – il salario dichiato non è quello pagato al lavoratore. Include i margini dell’impresa, a volte le spese di alloggio, come è stato dimostrato nel caso della centrale elettrica di Porcheville, dove Alstom aveva fatto apello alla società polacca Zrew». Gli operai erano pagati 3,30 euro l’ora. Ma esiste anche un «dumping legale», che riguarda i contributi: un operaio «distaccato» in Francia resta affiliato alla previdenza sociale del paese d’orgine (in Francia i contributi rappresentano il 55% del salario, in Polonia il 20%).
Ormai, con l’allargamento a est del maggio 2004 questo mercato si è organizzato. «Il fenomeno ha cambiato scala e delle filiere, essenzialmente polacche, si sono organizzate», denuncia il rapporto del Senato. Le società edili ricevono spesso proposte del gener : «Non rifiutate più i cantieri che non avete tempo di realizzare. Subappaltate questi lavori a un’impresa europea. Incorporate nella vostra équipe degli artigiani polacchi nel quadro della direttiva europea 96/71».
In Francia, in questi giorni c’è polemica sui dipendenti di Ryanair dello scalo di Marsiglia: lavorano in Francia, ma risultano «distaccati» dall’Irlanda e sono assunti con contratto irlandese. La stessa cosa succede con Easyjet. «Ma quando il distacco dura anni, si tratta di un abuso», spiegano i sindacati.
La Francia ha aperto ufficialmente le porte di una parte del mercato del lavoro con ritardo ai lavoratori dei nuovi paesi membri. Lo ha fatto nel maggio scorso, per sette settori (edilizia, ristorazione, agricoltura, meccanica ecc.) cioè dove è diffile trovare personale. La Gran Bretagna, che invece con Irlanda e Svezia aveva aperto fin dall’allargamento il proprio mercato del lavoro, adesso ci ripensa. Ieri, il sottosegretario all’immigrazione del governo Blair, Liam Byrne, ha fatto sapare che per i lavoratori bulgari e i rumeni la libera circolazione sarà rimandata di un anno dopo l’entrata dei due paesi nella Ue (gennaio 2007). «Dobbiamo capire l’impatto transitorio dell’ultima ondata dell’allargamento», afferma. In Gran Bretagna sono arrivati quasi 500 mila lavoratori dall’est (un milione con gli stagionali) e i conservatori attaccano, denunciando un’immigrazione «incontrollabile».