Bolivia: la mano degli Stati Uniti nel conflitto indigeno

Traduzione a cura de l’Ernesto online

Nell’affrontare la delicata situazione con cui deve confrontarsi il governo di Evo Morales, occorre avere ben presente la funzione destabilizzatrice che assumono le organizzazioni non governative, manipolate dai servizi di intelligence di Washington.

L’intromissione di Organizzazioni Non Governative (ONG) finanziate da USAID, agenzia degli Stati Uniti, che cercano di imporre i loro programmi ai popoli indigeni, è stata denunciata dal ministro del Governo boliviano Sacha Llorenti.

“In una lettera del 15 giugno scorso viene denunciata l’ingerenza di due ONG: la Fondazione Amici della Natura (FAN) e l’Associazione Boliviana per la Conservazione”, ha affermato il Ministro mostrando documenti inviati dalla Centrale dei Popoli Indigeni del Beni (CPIB).

Llorenti ha spiegato che i documenti dimostrano che queste due ONG hanno diretto la convocazione della mobilitazione degli indigeni di 10 Territori Comunitari di Origine (TCO) contro il Governo, con il pretesto di dare avvio al cosiddetto Programma del Ramarro.

Le richieste indigene avanzate dalla Confederazione dei Popoli Indigeni di Bolivia (CIDOP), per più posti nell’Assemblea Legislativa Plurinazionale, causeranno una rappresentanza in eccesso dei popoli delle terre basse del paese.

Allo stesso tempo, ha segnalato che le richieste nel segno delle autonomie indigene pretendono di oltrepassare i limiti dipartimentali, violando la Costituzione, “per la quale tanto ha lottato il popolo boliviano e in particolare i popoli indigeni”.

“Abbiamo dunque richieste che non possono essere esaudite perché violano la Costituzione”, ha dichiarato.

Llorenti ha detto che il governo varerà misure immediate per evitare l’intromissione e difendere “in modo chiaro e obiettivo” la sovranità del paese”.

“Dicono di collaborare a far fronte alle necessità che ha il popolo boliviano, ma vengono utilizzati per altri fini che sono fini politici di ingerenza. Questo, naturalmente, è un comportamento inammissibile”, ha spiegato.

Il Ministro ha anche confermato che il dialogo rimane permanentemente aperto, ma un dialogo “basato sulla sincerità, il rispetto, l’onestà e la franchezza”.

D’altra parte, Llorenti ha informato che sono stati firmati accordi con varie organizzazioni, tra cui l’Assemblea Del Popolo Guarany (APG), che si trova nei dipartimenti di Santa Cruz, Chuquisaca e Tarija, con la CPIB e affermato che ci sono progressi nelle trattative con la Centrale dei Popoli Indigeni di La Paz (CEPILAP).

Il governo del presidente Evo Morales respinge apertamente la parola d’ordine “Amazzonia senza petrolio”. “Interessi esterni diffondono parole d’ordine come “Amazzonia senza petrolio” e “mai più pozzi petroliferi”, in aperta opposizione all’approfondimento del processo della nazionalizzazione e del miglioramento dell’economia nazionale”, ha dichiarato Morales alla fine di giugno.

“La destra usa alcuni fratelli dirigenti per opporsi o per insistere su alcune richieste di rilievo che non sono negoziabili: come quella che tutte le terre demaniali e i parchi nazionali passino nelle mani di alcuni fratelli indigeni; o che tutte le concessioni di legname, una volta recuperate, passino a piccoli gruppi del movimento indigeno in Bolivia. Sento che è un modo di opporsi alle politiche che stiamo sviluppando”, ha lamentato Evo Morales.

Il presidente ha avvertito che espellerà dal paese l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), che ha accusato di finanziare azioni politiche a danno del progredire della nazionalizzazione degli idrocarburi.

“Poiché la destra non trova argomenti per opporsi al processo di cambiamento, ora ricorre ad alcuni dirigenti contadini, indigeni e originari, che sono pagati con le prebende di alcune ONG (organizzazioni non governative) e fondazioni allo scopo di fomentare un clima di conflitto con il governo a scapito del processo di unità che sta vivendo il paese”, ha ammonito.

A Morales non “tremerebbe la mano nell’espellere questo strumento dell’imperialismo che vuole pregiudicare il processo di cambiamento finanziando mediante alcune ONG alcuni fratelli dirigenti sindacali della campagna e della città”.