Blair fischiato dai sindacati: «Vattene ora»

Ancora una settimana fa i consiglieri di Tony Blair stavano progettando un tour d’ addio al potere per celebrare tra bagni di folla il trionfo del Blairismo. Ieri pomeriggio a Brighton il premier ha sperimentato che le tappe del viaggio attraverso la Gran Bretagna potrebbero essere amare. Era in programma il suo ultimo discorso da leader del Labour di fronte alla conferenza annuale dei sindacati. Appena Blair è salito sul podio, dalla platea sono partite voci di disapprovazione, urla, fischi; sono stati alzati cartelli con la scritta «Go now», vattene ora, «Public services, not private profits», contro le privatizzazioni nella sanità. E mentre Blair guardava rassegnato, almeno venti delegati hanno voltato le spalle e sono usciti. Erano gli uomini dell’ Rmt, il sindacato dei trasporti marittimi e ferroviari, che non sono più affiliati al partito laburista. Ma lo sgarbo, nel linguaggio politico britannico è stato grosso. Gli storici del New Labour ricordano un solo altro episodio di gravità comparabile: sei anni fa un’ assemblea femminile espresse il suo dissenso al termine di un discorso del premier applaudendo con lentezza ostentata. Ma almeno avevano ascoltato. Questa volta l’ insulto è stato ancora più feroce. E Blair, a questo punto, si è riscosso. Prima una battuta, quasi a dire non mi avete nemmeno sfiorato: «Grazie per la bella accoglienza, più o meno». Poi la risposta dura: «A quelli che si comportano così, io dico che fanno esattamente quello che vogliono gli avversari del Labour. E non è molto assennato, perché è meglio governare che tornare all’ opposizione per altri 18 anni». I trenta minuti di intervento si sono trasformati in un addio con rabbia. Interrotto qua e là da urla di «via dall’ Iraq», «no alle privatizzazioni dei servizi». A tutte Blair ha replicato tra battute: «Vedo che vi scaldate finalmente», e moniti: «Certo, non tutto è andato bene in questi anni, ma a quelli di voi che pensano di poter avere un governo dove tutto è bello, io dico che non l’ avranno mai, perché quello che succede è il progresso». Gli avversari duri e puri tra i circa 700 delegati sindacali della Tuc (Trade Unions Conference) non si sono placati, naturalmente. Ancora grida: «I soldati a casa». «Dovreste essere orgogliosi delle nostre forze armate, perché è grazie a loro che per la prima volta ci sono sindacati in Iraq e in Afghanistan». Finito lo show, da dietro le quinte si è espresso Gordon Brown, il Cancelliere dello Scacchiere che con ogni probabilità ha manovrato per accelerare drammaticamente la partenza di Blair (anche se lui nega). Magnanimo, ha detto: «Chiedo ai sindacati di appoggiare l’ agenda di riforme di Tony». Poi ha incontrato a cena i leader delle Unions, che rappresentano gran parte della base laburista e pesano per oltre un terzo per i finanziamenti. «È la fine di un’ era. Blair sta per andarsene e noi vogliamo un vero dibattito politico con i pretendenti alla sua successione», ha tagliato corto Dave Prentis, capo del sindacato dipendenti pubblici, un milione di iscritti. «Si sono mossi i soliti sospetti», commentano i cronisti politici. La contestazione era stata preparata. D’ altra parte Blair li aveva provocati per bene quando venerdì, annunciando le dimissioni entro 12 mesi, aveva osservato che sarebbe stato il suo «ultimo congresso sindacale, con sollievo da entrambe le parti». Ma forse i pianificatori dell’ uscita di scena trionfale ora consiglieranno al capo che la mattina in cui uscirà per l’ ultima volta dal numero 10 di Downing Street sarà meglio tenere la folla a una certa distanza.