Bioetica: Don Vitaliano obbedisce alla Chiesa

Sul Corriere della Sera di martedì 8 febbraio prosegue il dibattito interno al mondo cattolico sul tema dei referendum proposti per modificare la legge riguardante la fecondazione assistita.
L’intervista del giorno è dedicata al prete no-global Don Vitaliano della Sala, dal quale lo stesso intervistatore sembra aspettarsi opinioni per lo meno polemiche o non uniformi a quelle degli esponenti del clero che già si sono espressi sull’argomento, ma che invece non arrivano: Don Vitaliano dichiara che voterà no al referendum, sostenendo la sua contrarietà ad una scienza non rispettosa della vita e polemizzando sul ricorso allo strumento referendario per ciò che riguarda una materia così complessa. Essendo uno che notoriamente non si allinea, rifiuta l’invito all’astensione del presidente della Cei Card. Ruini, paragonandolo al craxiano invito ad andare al mare, e contemporaneamente esorta la Chiesa a non intraprendere una crociata come fu quella contro il divorzio, una “guerra di religione” tra cristiani e laici.
Quindi pacatezza di toni, discussione tra pastori e pecorelle, ma i no devono rimanere fermi: no alla sperimentazione genetica, no all’aborto, no al divorzio.
A questo punto sembrerebbe esplodere la contraddizione: dal prete militante, impegnato nel movimento contro la guerra e contro la globalizzazione, nelle battaglie per i diritti sociali delle categorie più deboli, ci si aspettava posizioni per lo meno più possibiliste, che per altro sono già emerse in alcuni settori del variegato mondo cattolico.
Ma ci si può chiedere quanto poi fosse lecita questa aspettativa: come può un prete accettare quella che secondo lui e secondo i valori che stanno alla base della concezione cattolica è una violazione del diritto alla vita dell’embrione?
Don Vitaliano stesso dichiara che le posizioni pubbliche dei preti devono uniformarsi a quelle della Chiesa, ad essi rimane la gestione e l’esercizio della comprensione e del perdono nel confessionale. Allora, il problema diventa piuttosto di chi a Don Vitaliano, e ad altre figure del movimento dei movimenti, ha attribuito erroneamente un ruolo nella scena politica che travalica quello che impone la natura stessa delle cose.
Ed è un problema che riguarda anche noi e ripone al centro della discussione il nodo cruciale del rapporto del partito con i movimenti, che per loro natura non possono che essere l’espressione spontanea di pezzi di società, nostri compagni di strada e di lotta da non confondere però con soggetti politici aventi un alto grado di coscienza politica, che per onestà intellettuale non è giusto richiedere loro. La lotta per un cambiamento della società che sia veramente radicale passa inevitabilmente per il riassetto dei rapporti di forza e dalla critica all’intero sistema capitalistico, che solo la prospettiva comunista può rappresentare.