Bertinotti: sì al guanto di velluto, ma stop alla guerra

«Non c’è pregiudizio e l’amministrazione Bush non è quella di prima. Sharon? E’ bene incoraggiarlo»

ROMA – Onorevole Fausto Bertinotti, al suo partito – Rifondazione comunista – piace il «benvenuto signor presidente» che Romano Prodi ha augurato a Bush ospite in Europa? «Quel saluto rappresenta il guanto di velluto, obbligatorio nelle relazioni diplomatiche. Poi bisogna vedere che mano c’è sotto: non dico che sotto quel guanto c’è un pugno di ferro, però… Un conto sono i rituali diplomatici, un conto i problemi reali: in questo caso la linea di politica estera».

Che ora significa rapporto con gli Stati Uniti.

«E che deve basarsi sull’autonomia dell’Europa. Oggi l’Atlantico sta all’Europa come il Tevere stava allo Stato italiano alla fine dell’800 e parte del ’900: lo Stato italiano misurava la propria autonomia in laicità, l’Europa deve farlo partendo dal principio che l’Oceano non è solo via di comunicazione, ma anche distanza. La Ue non può segnare solo una sorta di autonomia a sovranità limitata, cioè fintanto che è compatibile con il primato Usa, ma deve portare avanti un proprio progetto del mondo. L’Atlantico va considerato largo, altrimenti l’Europa non esiste, diventa solo un’articolazione del potere imperiale».

Comunque Prodi sottolinea decisamente l’auspicio di un «nuovo, grande accordo transatlantico».

«È vero. E se questo significa dire alt alla guerra, se significa che invece di procedere verso un’ipotesi militare in Iran si torna indietro dall’Iraq, allora va bene. Gli Stati Uniti devono disinnescare la guerra. Questo deve essere il messaggio europeo. Non c’è pregiudizio verso gli Stati Uniti, però bisogna seguire il senso dell’Europa che hanno Francia e Germania».

Che a Prodi piace. Dunque sotto il «guanto di velluto» lei vede il no al rifinanziamento della missione votato dal centrosinistra in Parlamento? Un no che da più parti si attribuisce a “Prodinotti”…

«Ma non esiste un Prodinotti… Abbiamo culture politiche distinte e devono trovare una convergenza, questo sì. Però il Prodinotti è un’idea incompatibile con la natura stessa di Prodi: una natura tosta, non bisogna farsi ingannare dalla sua fisicità morbida…».

La cultura cattolica dell’ex presidente della Commissione europea si concilia con la svolta non-violenta e vagamente “spirituale” che lei sta imprimendo a Rifondazione?

«Lui viene da una cultura fortemente segnata dal dossettismo; in Italia i cattolici democratici si sono sempre caratterizzati con il dialogo interreligioso, il lavoro per un Mediterraneo di pace, il rapporto con i Paesi arabi, l’idea di un mondo estraneo alla logica delle grandi potenze. Ora si aggiunge l’influenza dei movimenti pacifisti. Ecco, Prodi esprime in maniera contenuta tutto questo nuovo popolo… E io ero sicuro di quel no al rifinanziamento».

E le novità mediorientali? Prodi apprezza i passi verso la pace; e il direttore dell’ Unità , Furio Colombo, dà un buon giudizio di Sharon, uomo che la sinistra ha sempre demonizzato.

«Non c’è ragione per non apprezzare la decisione del governo israeliano di ritirarsi da alcuni territori. Riconosco che in Sharon è avvenuto un cambiamento: era l’uomo di Sabra e Chatila, ma oggi compie una scelta che lo espone allo scontro con l’ala più integralista del suo Paese e con parte del suo stesso partito. Se il suo passato da falco oggi lo mette in condizione di muovere qualche passo in più, forse il passato può almeno avere un risvolto diverso. È bene incoraggiare, certo senza però rinunciare a mantenere un occhio critico».

Torniamo al rapporto Europa-Usa e a come va affrontata la questione irachena.

«L’Ue deve sostenere l’intervento di un’Onu emancipata dall’unilateralismo Usa. Deve associarsi agli altri Paesi che avevano contrastato l’intervento militare in modo che il Consiglio di sicurezza possa programmare il ritiro delle truppe».

Un programma a tappe esiste già nella risoluzione 1546 delle Nazioni Unite.

«Dobbiamo chiedere date precise. Oggi l’Amministrazione Bush non è quella di prima, è attraversata da pulsioni diverse ed è incrinata quella sua sicumera del veni, vidi, vici . Può essere che chieda realmente il concorso europeo e la risposta non può essere lo scioglimento nella strategia americana che ha portato alla guerra, ma si deve partire dall’affermazione “avevamo ragione noi ad opporci”».

Pensa, come il presidente dei Comunisti italiani Armando Cossutta, che un’Europa «autonoma» debba avere anche una propria forza militare?

«Non credo che ce ne sia bisogno, esistono già gli eserciti delle singole nazioni. No, io penso a una forza di pace, di protezione civile. L’Europa deve avere un ruolo e una logica diversi. Prendiamo ad esempio i messaggi di pace: nessuno Stato è riuscito ad essere efficace tanto quanto il Papa, una voce ultrasecolare. Ecco cosa intendo per costruire una potenza di pace, che sottragga il mondo alla guerra».

Gianni Vattimo, sempre area Pdci, critica duramente Prodi per l’atteggiamento con cui ha accolto Bush: «Terrificante, una turpitudine suprema»…

«Io posso commentare parole e posizioni di Prodi, non i giudizi che altri ne danno…».