Bertinotti e il futuro governo. Esteri e Cultura le tentazioni

IL PERSONAGGIO

Un nuovo strappo, la parola socialismo entra una sola volta nelle tesi del partito

Presento le mie scuse di italiano per l´occupazione fascista della Grecia

ATENE – Una volta sola. La parola «socialismo» entra in extremis nelle tesi del partito della Sinistra europea, a congresso ad Atene. Ma giusto appunto in un solo passaggio, e dopo molte polemiche. E Fausto Bertinotti ne avrebbe anche fatto volentieri a meno. Per completare la serie di strappi che l´hanno già portato, dopo la condanna dei «crimini dello stalinismo», a rimuovere dall´atto di nascita del nuovo partito anche il termine «comunismo». Apre i lavori con un gesto a sorpresa, nel giorno del 65esimo anniversario dell´aggressione alla Grecia di Mussolini, «presento le scuse storiche, come cittadino italiano che ha vissuto sotto il fascismo». E cita il precedente illustre: Willy Brandt che, da leader socialdemocratico, si inginocchiò comunque nel Ghetto di Varsavia.
Poi, parte la battaglia politica. Nel testo portato ad Atene davanti ai delegati di una cinquantina di partiti (sedici i fondatori, gli altri nel ruolo di osservatori), e messo a punto dall´esecutivo della Se presieduto dal leader del Prc, il «socialismo» proprio non c´era. Mai una citazione. Lotta di classe, sinistra, no global, perfino «l´eretico» appello lanciato da Bertinotti alla costruzione di un «grande movimento riformatore». Ma la categoria socialista archiviata, in soffitta. «Oggi per essere contro questo capitalismo non serve essere socialisti, comunisti o anticapitalisti. Basta essere uomini liberi».
Solo che i greci si son messi di traverso. «Scusate compagni – ha obiettato Vassili Primikiris, comitato centrale del Synaspimos – qui c´è scritto uguaglianza, libertà, solidarietà, e va bene, ma il socialismo dov´è finito?». Detto fatto, ecco presentato l´emendamento per ridare alle cose il nome «giusto». Ovvero: «Oggi come ieri il socialismo rappresenta una visione internazionale e un progetto mondiale». I compagni francesi saltano sulla sedia. Ragioni di difesa della «ditta», più che altro. E che vogliamo fare, uno spot per gli odiati socialisti di Hollande? I compagni cechi che ancora non hanno smaltito la destalinizzazione ne approfittano per rilanciare la polemica. Tocca a Bertinotti mediare. Spiega al Pcf: stiamo perdendo tempo, il socialismo non vuol dire certo Partito socialista. «Se poi però insistete, allora torniamo al termine comunista: tanto, come sapete, per Marx l´uno valeva l´altro».
Finisce che il socialismo riappare, in versione light, «la sinistra e il socialismo con la democrazia non rappresentano soltanto questioni nazionali ma sono obiettivi europei e internazionali». Una sola citazione nelle tesi congressuali, «annegata» in una prospettiva che punta a lanciare il partito della Sinistra Europea oltre il recinto del 5-6 per cento che raccoglie. E il segretario del Prc, che oggi davanti a Lofontaine, Bisky, la Buffet e gli altri leader sarà riconfernato per acclamazione presidente della Se, incassa comunque il risultato. E spiega: «Avevamo cancellato il riferimento al comunismo perché in questo partito ci sono comunisti e non comunisti. E il richiamo al socialismo che compare solo una volta nelle nostre tesi non si riferisce ad un modello economico ma ad una visione della società e alla sua trasformazione».
D´altra parte in questo maxi-cartello della sinistra alternativa europea, Rifondazione traccia la rotta dell´ingresso al governo. Ambisce a ministeri importanti. Bertinotti, e lo dice nel nuovo libro di Bruno Vespa, spiega che quello degli Esteri è «uno dei luoghi di importante mediazione all´interno dell´Unione», e gli piace anche quello della Cultura. «Non sono certo richieste, non siamo nemmeno in questa fase», fa comunque sapere il segretario, che in ogni caso ha in mente anche nomi esterni al suo partito per eventuali incarichi. Per esempio Andrea Riccardi, storico cattolico e fondatore della Comunità di Sant´Egidio, che si batte per la pace, e lo scrittore Edoardo Sanguineti, intellettuale che «sarebbe un forte elemento di modernità». Di certo a Romano Prodi il Prc chiede «pari dignità». Non nel futuro toto-ministri, «è chiaro che contano gli equilibri di forza tra i partiti», quanto nei rapporti politici fra il Professore e le forze dell´Unione. «Niente parenti poveri e parenti ricchi. Prodi non privilegi in Parlamento un asse con Ds-Margherita a scapito degli altri. Se no, uno può dire: allora la maggioranza fattela con quelli. Ma so che Prodi non lo farà».