Bertinotti congeda falce e martello. “Prodi timido su salari e pensioni”

ROMA—Domanda: meglio che vinca Berlusconi o Veltroni?Risposta di Fausto Bertinotti: «Mettiamola così: preferirei che a perdere fosse Berlusconi». Tremonti lo incalza, quindi meglio che non vinca Veltroni? «Qui mi fermo, ho detto, come parlavano i capi indiani…». Ma, e lo aveva già spiegato all’inizio, «il vero voto utile è per la sinistra». Scende il campo il candidato premier della Cosa rossa. Il simbolo c’è. I quattro segretari (fra le sofferenze e le proteste di Oliviero Diliberto) l’hanno licenziato nel pomeriggio. Sinistra-Arcobaleno, senza falce e martello. L’ha spuntata (con caratteri leggermente più grandi) il logo che aveva debuttato agli stati generali dei quattro partiti. Non ci sarà nel “cerchietto” neanche il nome di Fausto Bertinotti. Ma, anche se non “dentro” il marchio elettorale, il presidente della Camera è ormai ufficialmente in campo come candidato premier della sinistra. Il debutto ieri sera, ospite di “Ballarò” insieme a Tremonti, Franceschini, Pezzotta, e le prime parole sono state appunto per sottolineare la rinuncia alla falce e martello, «che fa parte dei simboli importanti, pesanti, che continueremo a portarci nel cuore ma noi vogliamo costruire la sinistra del XXI secolo». Da soli, sinistra unita, perché l’alleanza con i riformisti del Pd «non è possibile, anche se in questi anni abbiamo tentato di tutto, comprese le acrobazie elettorali come la desistenza». Lista unica e unico gruppo in futuro alle Camere, annuncia Bertinotti, «ci sarà un gruppo parlamentare espressione di questa lista», e prevede già da subito delle «pre-iscrizioni» al nuovo soggetto (nei giorni scorsi è partita un’iniziativa in questo senso lanciata dalle associazioni vicine a Pietro Folena). Rivolte a movimenti e organizzazioni esterne. «Uso con cautela il termine partito perchè penso che oggi ci sia bisogno di una riforma profonda della politica e che questo soggetto unitario e plurale non debba essere fatto soltanto dalle quattro forze politiche che oggi lo compongono ma di altre voci, di tantissime associazioni, organizzazioni, movimenti, singole persone».
Polemico, il presidente della Camera, su alcune scelte del governo. La riforma delle pensioni, «c’era bisogno dei morti per capire che alcuni lavoratori devono andare in pensione prima?», e la gestione del tesoretto. «Siamo andati perfino sotto il 2 per cento che ci chiedeva l’Europa nel rapporto fra deficit e Pil. Mi chiedo: invece di arrivare all’ 1,3, non si potevano aumentare salari e stipendi?». Anche il Pd nel mirino del presidente della Camera, sia pure sempre con toni soft e con il riconoscimento della necessità di una complessiva riorganizzazione del sistema politico. «Ma sotto il cielo ci sono molte più cose che quelle che si possono immaginare, per cui voler imprigionare tutto in un sistema bipartitico sarebbe un’operazione disastrosa». Così come – anticipando quello che sarà un leit motiv della sua campagna elettorale – Bertinotti ha contestato a Franceschini una marcia indietro del Pd sui temi del diritti civili. «I grandi partiti in realtà al loro interno si comportano come coalizioni. Il Pd sulle unioni di fatto e sull’aborto sta con la Binetti o con il riconoscimento di questi diritti, previsti nel programma del governo Prodi? E sul contratto dei metalmeccanici, con la Fiom o la Feder-meccanica?». Risposta del numero due del Pd: «La 194 deve restare così com’è, orribile usare questi temi perla campagna elettorale. E le coppie di fatto vanno regolamentate anche se non equiparate ad una famiglia».
Toni distesi sfida leale. Già nel pomeriggio, a domanda, del resto Bertinotti rispondeva di non poter escludere in via di principio la possibilità «che un elettore di sinistra possa votare Pd». Una battuta appena che però non è piaciuta per niente al ministro verde Pecoraro Scanio. «Bertinotti è troppo signore per attaccare frontalmente il Pd. E’ il presidente della Camera ma anche il nostro candidato premier. Come dovrebbe votare un elettore di sinistra che vuole meno precarietà, per il Pd che offre la candidatura a Montezemolo o per noi che vogliamo abrogare la legge 30?».