Bertinotti: al centro troppi concertisti

L’affollamento alle primarie, le candidature alternative alla sua, le critiche che gli rivolgono pezzi del movimento più radicali di lui, l’offensiva neocentrista lanciata da Mario Monti su questo giornale, la questione morale. Il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti ci risponde dalle isole Eolie, dove è arrivato da due giorni (insieme alla pioggia).
Ormai alle primarie dell’ Unione si candidano un po’ tutti, da Sgarbi a don Gallo. Non è un po’ ridicolo questo affollamento per una consultazione pressoché scontata?

«Nient’affatto. La voglia di partecipazione che si sente in giro, e che si palesa con le migliaia di post-it che arrivano al mio sito, le candidature che fioriscono, le discussioni che si sentono ovunque si vada, dimostrano che queste primarie sono importantissime. Colmano un vuoto che la politica è stata finora incapace di coprire. E fanno affiorare un’idea di società alternativa alla attuale».

Però c’è chi si candida esplicitamente contro di lei.

«Prima vediamole queste candidature, alcune magari sono solo ballon d’essai, altre nascono da intenzioni politiche che si sovrappongono ai (non) candidati. Penso a Gino Strada, che non si presenta e ha spiegato bene il perché».

Don Gallo invece si candida.

«Non è una candidatura che io sento avversa alla mia, abbiamo fatto tante cose insieme. Continueremo a farle».

Però Luca Casarini sul «manifesto» di ieri ha scritto che Rifondazione sbaglia a voler rappresentare il movimento.

«Lo penso anch’io. E infatti non abbiamo mai avuto questa pretesa. Al contrario, noi guardiamo ai movimenti come l’elemento decisivo per rifondare una politica in crisi. Direi che il concetto di partito come avanguardia non mi appartiene proprio».

Le chiedono impegni precisi: la sfidano a dire subito che vi batterete per la chiusura dei centri per immigrati clandestini, l’amnistia per le lotte sociali (in particolare quelle del 2001 a Genova), la pace sempre e comunque, l’antiptoibizionismo sulle droghe leggere. Sembra che non si fidino di voi.

«E a me sembra di sognare. Come se non fossero le nostre principali battaglie da anni e anni. Comunque, se proprio ci tengono, rispondo ovviamente sì: sosterremo queste istanze».

Ma allora perché ce l’hanno tanto con voi?

«Quel che ci divide da alcuni settori del movimento non sono gli obiettivi ma il rapporto tra loro e il nostro partito. C’è una prevenzione, un pregiudizio che sembra sottintendere a un progetto politico che però Casarini e Toni Negri non dichiarano. E’ come se si ponessero in una dialettica da partito a partito».

Negri e Casarini fondano un partito?

«Questo non posso dirlo, io parlo della mia impressione sulla modalità della discussione e della polemica»

Ma l’eventuale governo dell’Unione riuscirà a fare una politica di sinistra? Su tutti i giornali si discute ormai del nuovo Centro…
«Oggi non c’è all’ordine del giorno l’ipotesi di un partito unico del Centro. Finché non si chiude il capitolo Berlusconi, l’organizzazione della politica resterà quella attuale. Poi si vedrà. Il pericolo più insidioso è invece una sorta di concerto di forze economiche, sociali, politiche che avendo preso atto del fallimento del neoliberismo berlusconiano investono sul centrosinistra. Un cambio di cavallo per proporre un liberismo senza Berlusconi e più temperato».

E chi sarebbero i concertisti?

«I massimi dirigenti della Confindustria, le gerarchie vaticane, il mondo della finanza, uomini autorevoli come Mario Monti, i settori piùmoderati del sindacato. Tutto un mondo insomma che ha avuto e ha in Rutelli un protagonista politico di spicco».

Il quale su «Repubblica» ha abbozzato proprio ieri i contorni di una politica centrista per il governo dell’Unione, «con Monti al nostro fianco».

«Appunto: lo invece penso che a questa ipotesi se ne debba contrapporre un’altra, altrettanto strategica. Una grande riforma del paese, per cambiare la sua collocazione geopolitica (nell’Europa della pace) e che costruisca un diverso modello sociale. Fondato su un nuovo rapporto tra intervento pubblico e mercato, costruito sulla base di nuovi diritti sociali e individuali. In due parole, un’alternativa di società»).

Non sembra molto mediabile con le idee di Monti e Rutelli.

«Non so se tra la loro e la nostra ipotesi ne esistano di intermedie, toccherà ai riformisti dirlo. Intanto la sfida è aperta, ed è giusto che si svolga alla luce del sole».

Concretamente, se Rifondazione arriva al governo quali saranno le prime tre cose che intende fare?

«L’abolizione della legge 30 sul lavoro (legge Biagi), della Bossi-Fini sugli immigrati e della riforma Moratti sulla scuola. Tre leggi che hanno generato precarietà mentre l’ispirazione fondamentale dell’Unione, il suo cuore politico, deve essere la lotta alla precarietà, la sicurezza sociale».

Attualmente però si discute di più sulla questione morale dei Ds.

«Qui non si sta parlando di Tangentopoli, i Ds non hanno niente a che fare con simili pratiche. Da loro mi divide il giudizio politico (non morale) su Unipol e scalate varie. La questione morale di oggi è tutta interna alla crisi del capitalismo italiano, che non riesce a gestire processi da esso stesso messi all’opera (economia finanziarizzata, rendite miliardarie, stock options scandalose), e che coinvolge la politica in maniera strisciante. Parafrasando il famoso titolo dell’ «Espresso» di Arrigo Benedetti nel 1958, la sintetizzerei così: “Capitale corrotto, nazione infetta”».