«Bella ciao», i verdi non cantano

ROMA — Colonna sonora finale, nessuna sorprendente novità. Partono le note di “Bella ciao”, la canzone dei partigiani emiliani. Sul palco ci sono i quattro leader e numerosi esponenti dei quattro partiti. S’alza soltanto un braccio sinistro col pugno chiuso, quello di Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, e si nota che i Verdi, in gran parte, non s’uniscono al coro.
È già polemica? Magari è il sintomo delle due ben distinte anime della nuova federazione. Da una parte mondo comunista, Giordano, Mussi, Diliberto, dall’altra ambientalismo, “la Sinistra” e “l’arcobaleno”. La prima che parla soprattutto di lavoro, il secondo che rivendica le proprie battaglie per il clima, l’acqua, la biodiversità.
Pecoraro Scanio non conosce “Bella ciao”? «Ma figuriamoci! — risponde il leader Verde —. Me l’hanno insegnata a scuola, a Salerno, quando ero bambino. “Bella ciao” fa parte della tradizione antifascista, appartiene a tutti. E io ho cantato per un po’… Poi mi sono distratto, perché qualcuno mi spiegava che la canzone che doveva venire dopo, “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli, non sarebbe stata diffusa per un guasto al generatore. E a me dispiaceva».
Non ha proprio aperto bocca, invece, il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli: «Vengo da una cultura diversa, anche se ho molto rispetto per i valori della Resistenza. Alcune parole di “Bella ciao” non le so. È un reato? Io comunque avrei messo anche “Sunday bloody sunday” degli U2». Quel pezzo ricorda una strage di manifestanti nordirlandesi, gennaio 1972.
L’organizzazione dell’assemblea di sinistra e d’arcobaleno alla nuova Fiera di Roma ha comportato complesse trattative a quattro. Sul segno grafico innanzitutto, sull’ordine di intervento dei segretari, sulla Carta dei valori, naturalmente sulle canzoni. Diliberto, che ha accettato con fatica un simbolo comune privo di falce e martello, ci teneva a “Bella ciao”. I Verdi avrebbero preferito guardare avanti, ma poi hanno proposto Bertoli e un pezzo regalato al partito da Ennio Morricone, intitolato “Eco”. Rifondazione dentro di sé ha una corrente musicofila rock e ha proposto “People have the power”, Patty Smith, la musica meno lontana dai molti giovani presenti.
Insomma, andò così. “Bella ciao” sì, con le conseguenze descritte. Bertoli (“…uccelli che volano a stento malati di morte… il falso progresso ha voluto provare una bomba…”) saltato per motivi tecnici. Patty Smith e Morricone sì, in chiusura. Alla fine, è partita — imprevista — anche l’Internazionale, ma i militanti scivolavano via, sotto la pioggia.