“Belgrado muova l’esercito e non ceda al ricatto della Ue”

MOSCA — «Oggi Belgrado dice che non riconosce né riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo, che si opporrà con tutti i mezzi a questa proclamazione, salvo il ricorso alla forza. Personalmente ritengo che sia legittima l’utilizzazione dell’esercito, della polizia e degli strumenti di controllo per difendere il nostro popolo, la sua storia e l’integrità territoriale dello Stato. Riconoscendo il Kosovo, l’Europa non solo ha sbagliato, ha stimolato le attività potenziali dei separatismi e dei secessionismi nel mondo. Gli americani hanno scaricato ogni responsabilità sugli europei, controllano la crisi, tenendosi per sé il comando, le basi militari, l’intelligence».
Questo il polemico giudizio di Borislav Milosevic. Un parere particolare ed autorevole, perchè non solo è stato l’ultimo ambasciatore jugoslavo in Russia ma è il fratello dell’ex defunto presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, di cui ha raccolto l’eredità ideologica. Ha 70 anni, fa il consulente d’affari, vive a Mosca. Le sue analisi politiche sulla questione balcanica sono tuttora molto ascoltate: sia dal Cremlino, sia in patria, negli ambienti nazionalisti.

Ambasciatore Milosevic, il presidente Boris Tadic è filo-europeo. Ma l’Europa ha appoggiato la proclamazione di sovranità del Kosovo. Una situazione difficile da sostenere?
«Non sono molto favorevole a questo governo. Ma sul Kosovo il potere serbo è unito, perché si tratta di una questione nazionale e vitale. Devo dire che ultimamente la posizione delle autorità serba è diventata più patriottica e responsabile. Come Tadic, anch’io sono favorevole all’ingresso della Serbia nell’Europa unita. Ma quale Serbia? Con le sue frontiere riconosciute a livello internazionale o una Serbia saccheggiata?».

Molti politici serbi dicono che la via all’integrazione europea è l’unica strada possibile.
«Non sono d’accordo. Si può aderire all’Ue, senza ricatti, senza le minacce legate al Kosovo o al tribunale delll’Aja. Oppure, si può pensare ad una partnership alternativa con la Russia, la Cina e l’India, o altri paesi. La Serbia è in Europa, c’è sempre stata e ci sarà sempre. Ma entrare nell’Ue ad ogni costo, non è possibile, esiste pur sempre urna cosa che si chiama orgoglio nazionale. Lo stesso penso per l’ingresso nella Nato. Sono contro, come lo è la maggior parte della gente del nostro Paese. Che bisogno c’è d’entrarci, soprattutto dopo i bombardamenti sulle nostre città? Che bisogno c’è di mandare i mostri ragazzi in Iraq, in Afghanistan o di costruire basi Nato sul nostro territorio? Può diventare un boomerang. Meglio il “partneriato per la pace”, è più che sufficiente come collaborazione tra la Serbia e la Nato».

Mosca, il vostro alleato storico, si è duramente opposta all’indipendenza del Kosovo. Che farà adesso?
«Penso che l’indipendenza non sia valida sotto il profilo legale e simbolico. Ci tolgono una parte della nostra terra ignorando la
posizione ufficiale dello stato serbo, gli interessi vitali del popolo serbo.

L’Occidente opera in complicità con il vertice separatista kosovaro. Penso che sia un atto d’aggressione contro la Serbia. E che si sia voluto umiliare il suo popolo. Tutto ciò è molto triste. E pericoloso. Perché gli albanesi del Kosovo sono una minoranza nazionale, non un popolo costitutivo, come i serbi in Bosnia. Quindi non possono aver diritto all’autodeterminazione. Che è legittima se la costituzione non lo impedisce. Gli americani sostengono che il Kosovo è un caso speciale, che non deve costituire un precedente. Strano. L’avevano detto anche della Serbia, prima. Loro decidono chi sostenere e chi no nelle rivendicazioni d’indipendenza. Ma non tutti i paesi europei sono felici di questa scelta. Non la Spagna, che pensa ai catalani e ai baschi. Non gli inglesi, con l’Irlanda del nord. O i francesi, con la Corsica. E nello spazio post-sovietico, ci sono repubbliche filo-russe non riconosciute come l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud: grazie al Kosovo, è facile prevedere quel che succederà. Non sarà facile controllare gli effetti collaterali della secessione».

E’ sicuro che la Russia si impegnerà a fondo per difendere la Serbia?
«Se non ci fossero stati la Russia e Putin al fianco della Serbia, il Kosovo da tempo si sarebbe distaccato. Grazie alla politica russa sul Kosovo il nostro popolo ha ritrovato animo e si è risvegliato dall’indifferenza. Ora la gente chiede al governo di reagire. Ma lo sa che Putin è talmente popolare da noi che c’è il suo ritratto ovunque, nelle vetrine? Che è stato nominato cittadino onorario di molte località? Che il suo nome è scandito nelle manifestazioni, compare sui manifesti, sugli striscioni? E lo sa, invece, che l’Europa è troppo piccola per questi esperimenti?
“Questa mossa scatenerà un’ondata di secessioni difficile da controllare”
Chi ci dice che non nascerà a breve una Grande Albania? La creazione di un altro stato musulmano, dopo la Bosnia, sortirà pesanti effetti sull’Europa. Per gli americani il Kosovo e la Bosnia sono come una sorta di poligoni dove loro possono fare concessioni al mondo islamico e riverire i regimi musulmani più integralisti, pur sostenendo in tutto il resto la politica d’Israele».