«Bel passo indietro, non mi convince, addio prevenzione, recupero e terapia»

«Le tabelle non convincono né per il principio che le ispira né nel merito. Le sostanze non sono tutte uguali: Veramente un bel passo indietro». Lo psichiatra Alfio Lucchini, presidente nazionale della Federazione degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze, dà voce al dissenso dei Sert.
Professore, cosa non vi convince?
«Le sostanze non sono tutte uguali, hanno diversi potenziali di abuso e la comunità scientifica parla giustamente di diverse tolleranze e diverse dipendenze. Mentre ad esempio la cocaina determina sviluppo di tolleranza e quindi di maggiore addizione in molti soggetti, non risulta affatto che i derivati della cannabis abbiano la stessa potenzialità. Questo è quello che ben conoscono i clinici dei servizi pubblici e privati. Inoltre è facile notare strane discrepanze tra i dosaggi proposti come soglia del penale, clamoroso il caso della cocaina come “permissivismo” verso i cannabinoidi. Queste tabelle non hanno nulla a che vedere con la scienza, hanno a che vedere con la necessità legislativa e giurisprudenziale».
Quindi?
«Se in linea generale lo Stato può definire per legge i limiti del lecito, quando le premesse sono ideologiche e sbagliate scientificamente, si rischia di cadere nella trappola dello Stato etico. Sostanze come l’alcol e il tabacco hanno ad esempio una potenzialità di infliggere danno fisico, psichico, sociale molto più elevato di molte delle sostanze proibite e duramente sanzionate. Altre sono le vie da perseguire: depenalizzare tutti i consumi, condurre una reale opera di decarcerizzazazione. Comprendere i consumi giovanili di sostanze quali i cannabinoidi in ottiche aggregative, evolutive, di fase, e non repressive. Ammettere che le sostanze sono molto diverse e che la farmacologia non coincide con le volontà politiche e la legalità o meno di una sostanza. Per quanto attiene poi la commissione di esperti che ha elaborato le tabelle è da rilevare la totale mancanza di esperti di pratica clinica, essenziali per comprendere appieno la realtà complessa di incontro tra persona, sostanza ed ambiente».
Quali effetti avrà?
«La normativa sulla droga sta già comportando qualcosa in termini di prospettiva per tanti giovani e meno giovani: si parla di tabelle, di prefetture e questure, di perizie di esperti, anche di carcere. Ricordo che la legge doveva occuparsi di prevenzione, recupero e terapia: non se ne parla e non si vede il becco di un quattrino finalizzato allo sviluppo dei Sert e delle comunità terapeutiche. Credo sarà il caso anche di monitorare il nuovo possibile ridisegno dello spaccio, che temo diventerà anch’esso sempre più unico come le tabelle, con la tendenza ad orientarsi sull’offerta di droghe “pesanti”. Le famiglie devono sapere che la nuova normativa favorirà la facilità di incappare non solo nell’ambito penale per i giovani, ma per il semplice consumo restano le competenze prefettizie, a cui in determinati casi saranno aggiunte le competenze delle forze dell’ordine in tema di sicurezza e pericolosità sociale».