Beirut e Tel Aviv, «vi colpiremo»

Nel giorno più duro per Israele da quando ha lanciato la sua offensiva contro il Libano – otto civili uccisi nel nord del paese dai katiusha sparati dalla guerriglia di Hezbollah e tre soldati morti in combattimento – lo sceicco Hassan Nasrallah, di fronte ad una platea di milioni di arabi sintonizzati su Manar Tv, ieri sera ha avvertito che sarà colpita anche Tel Aviv se gli israeliani bombarderanno ancora Beirut. «Se voi bombarderete la nostra capitale, noi colpiremo la capitale della vostra entità», ha minacciato, in apparente risposta al lancio di volantini, avvenuto qualche ora prima, da parte degli aerei israeliani per invitare i residenti di tre quartieri sciiti di Beirut ad abbandonare le proprie case in vista di un nuovo devastante attacco dal cielo. Con alle spalle la bandiera libanese ben in vista e, più di lato, quella di Hezbollah, il segretario del partito sciita ha affermato che la capacità dei combattenti libanesi di opporsi all’offensiva di terra delle truppe israeliane equivale a un «miracolo»”. La resistenza di Hezbollah – ha aggiunto – sta raggiungendo il suo obiettivo: infliggere il «maggior numero di vittime» alle truppe israeliane. E non ha mancato di ironizzare sui proclami di vittoria lanciati dal premier israeliano Olmert nei giorni scorsi. Israele ha replicato che distruggerà tutte le infrastrutture del Libano se Tel Aviv sarà colpita dai razzi.
Nasrallah, reso più forte e popolare proprio dall’offensiva militare israeliana, ha anche detto che se cesseranno gli attacchi aerei israeliani, Hezbollah interromperà il lancio dei katiusha, come avvenuto ad inizio settimana. Diversamente continuerà ad opporsi con tutte le sue forze all’avanzata israeliana. In serata il premier libanese Fuad Siniora, tenendosi rigidamente nei limiti fissati dai sette punti del piano governativo approvato una settimana fa (anche con i voti dei ministri di Hezbollah) ha rilanciato l’idea della trattativa affermando che se Israele metterà fine ai suoi raid e libererà i detenuti libanesi, il suo governo si impegnerà «a dispiegare l’esercito regolare al confine con lo stato ebraico». «Noi – ha proseguito – chiediamo un cessate il fuoco incondizionato e immediato e accettiamo i sette punti» presentati dal presidente del parlamento Nabih Berri al segretario di stato americano Condoleezza Rice, durante la sua visita a Beirut.
Siniora inoltre è stato fermo nel ricordare che qualsiasi accordo tra i due paesi, deve obbligatoriamente prevedere «il ritiro di Tel Aviv dalle terre ancora occupate (fattorie di Shebaa), la liberazione detenuti politici e la consegna da parte di Israele delle mappe dei territori libanesi minati durante l’occupazione» (1978-2000). «Israele ha le chiavi di questo conflitto – ha affermato Siniora – l’occupazione del nostro paese è alla base di tutti i conflitti del passato e di quello attuale. Sono loro che hanno fatto sì che nel paese prendesse forma una resistenza alla loro presenza». Riguardo ad un possibile disarmo di Hezbollah, Siniora ha ribadito che «la questione va discussa all’interno del Libano e risolta attraverso un accordo interlibanese» e che la forza internazionale che dovrebbe schierarsi al confine con Israele «dovrà essere un contingente sotto l’ombrello Onu». Facendo riferimento indiretto a Stati uniti e Israele, Siniora ha detto che «sono loro a creare l’attuale problema mentre ci sono altri (Siria e Iran) che dovrebbero invece lavorare per trovare una soluzione. Per ora – ha aggiunto – dobbiamo occuparci di chi sta creando il problema, poi penseremo a chi vorrà ostacolare il Libano o a chi, speriamo, vorrà aiutarci».
Sul terreno però gli eventi non vanno nella direzione di una soluzione diplomatica. Ieri sera, il ministro della difesa Amir Peretz, ha ordinato all’esercito di prepararsi ad andare oltre nel Libano del sud, non escludendo di raggiungere il fiume Litani. Una decisione presa dopo che otto civili erano morti colpiti dalla valanga di razzi katyuscia (oltre 160) sparati da Hezbollah. Decine i feriti. Per Akko (San Giovanni d’Acri), come per altre città e villaggi del nord, ieri è stato un pomeriggio di paura. Ad Acri sono morti cinque civili, altri tre a Maalot. Diverse vittime sono palestinesi con cittadinanza israeliana. Sul fronte libanese sei brigate sono impegnate nei combattimenti per creare una «zona cuscinetto» di almeno 6-7 km e secondo la tv Canale 10, l’obiettivo sarebbe già stato centrato ma i combattimenti ancora in corso lo smentiscono. I morti libanesi ieri hanno toccato quota 900, 3mila i feriti, un milione gli sfollati. Lo ha comunciato lo stesso premier Siniora. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’aviazione israeliana è tornata a colpire Beirut ma ha anche preso di mira edifici ed infrastrutture nella Valle della Bekaa.