Beirut, Aoun torna in campo e sfida il governo

Davanti a migliaia di sostenitori a Beirut, l’ex generale Michel Aoun ha chiesto le dimissioni dell’attuale gabinetto Siniora – «per nulla rappresentativo» del paese – accusandolo di inefficienza e corruzione. «Per arrivare ad una forte autorità nazionale – ha spiegato Aoun – occorre passare attraverso la formazione di un governo di unità nazionale». Già prima della guerra con Israele, si era venuta a delineare una netta contrapposizione tra il «Fronte del 14 marzo», capeggiato da Hariri e Jumblatt, e il «Blocco per le riforme» composto da Amal, Hezbollah, dal partito dello stesso Aoun e da altre formazioni minori, ma la svolta è venuta domenica scorsa, con il «ritorno in campo» dell’ex presidente libanese.
Michel Aoun, il «generale» come viene chiamato da estimatori e non, è una delle figure più note del Libano. Quando nell’ottobre 1989, sul finire della guerra civile, l’allora presidente Aoun rifiutò la tutela siriana sul centro-nord del paese – riconosciuta a Damasco con il tacito accordo di Usa e Israele – il «generale» dopo una disperata resistenza fu costretto all’esilio in Francia. Fu Mitterand in persona a garantire per lui. Poi venne il 14 febbraio 2005, il giorno dell’assassinio di Rafik Hariri, lo sdegno dei libanesi e la cosiddetta «Rivoluzione dei Cedri». Il 7 maggio di quello stesso anno, dopo averne passati 15 in esilio, Michel Aoun ritorna a Beirut ed è subito protagonista. Alle elezioni parlamentari di fine maggio 2005 il movimento politico guidato da Aoun, il Free Patriotic Mouvement, ottiene 21 seggi e diventa assieme a Amal e Hezbollah, col quale firma un accordo, uno dei principali partiti di opposizione. E domenica, il ritorno vero e proprio.
Un altro argomento caro all’ex presidente libanese è una nuova legge elettorale che entri in vigore prima di possibili elezioni anticipate, e che «garantisca una vera rappresentanza dal basso» nel formare il nuovo parlamento, il quale a sua volta sarà chiamato a designare il nuovo presidente. Aoun è un fiume in piena. Non sono certo di oggi le sue ambizioni per la presidenza della repubblica, ma tiene a ribadire che ciò può avvenire solo rafforzando il ruolo della legge attraverso il principio della separazione dei poteri. «Solo così – dice – si può costruire e riformare uno stato». Gli argomenti si susseguono ed è sul fronte mediorientale che si sposta l’attenzione del generale. Tre questioni su tutte: le relazioni con la Siria, la questione dei campi profughi palestinesi ed il disarmo di Hezbollah. Il generale della «guerra di liberazione dalla Siria» adesso veste i panni del leader politico e si augura la normalizzazione dei rapporti con Damasco, basati su «mutuo rispetto ed eguaglianza», chiedendo che le fattorie di Shebaa tornino sotto sovranità libanese ed una «precisa demarcazione dei rispettivi confini nazionali». Sul fronte palestinese è netto. «Il fallimento della comunità internazionale nel trovare una soluzione adeguata per il ritorno dei profughi nella loro terra – argomenta il generale – complica le cose. Il problema è prima di tutto quello di garantire condizioni di vita decenti ai palestinesi nei campi e poi di risolvere la questione delle armi dei gruppi palestinesi». Sul disarmo del suo principale alleato politico il generale è assai prudente. «Credo che la questione delle armi in mano ad Hezbollah sia una questione temporanea – afferma Aoun – stiamo cercando di trovare una cornice politica appropriata per risolvere la questione». «Difendersi dalle aggressioni esterne è un diritto, per ogni stato sovrano, libero ed indipendente – aggiunge – ed Hezbollah è parte del Libano». «Il bisogno di cambiamento pervade tutto il paese – conclude Aoun – e noi crediamo in un moderno stato arabo che sia aperto ed interagisca con tutte le culture che lo compongono e siamo pronti a vincere per realizzarlo».