«Basta impunità, è ora d’isolare Israele»

La parola d’ordine del corteo i manifestanti l’avevano stampata a caratteri cubitali sulle magliette rosse: «Boicotta Israele». A cinque giorni dal blitz-massacro delle forze israeliane che hanno assaltato la «Freedom flotilla» in acque internazionali uccidendo nove attivisti, migliaia di persone sono scese in piazza ieri a Roma, Napoli, Milano, Taranto e altre città italiane.
Il corteo della capitale è stato aperto da una gigantesca bandiera della Palestina portata dai membri della comunità al grido: «Israele assassina, giù le mani dalla Palestina». A indire la dimostrazione era stata la Rete romana di solidarietà con la Palestina, una struttura creata recentemente per dare voce alle nuove realtà di base che – in questa fase di rinnovato attivismo – sono impegnate nelle tante iniziative di sostegno ai palestinesi.

Per Tamer, ventenne di Nazareth iscritto alla facoltà d’architettura a Roma, la Freedom flotilla «è stata come una luce dal cielo, perché ha mostrato la solidarietà del mondo nei confronti di Gaza, che è ormai un’enorme prigione dove è impossibile vivere».
E il modo migliore per dare solidarietà a un popolo che sopravvive sotto occupazione dal 1967, secondo le sigle scese in strada ieri (Federazione della sinistra, Fiom-Cgil, la nuova confederazione sindacale Usb, Partito comunista dei lavoratori, tra le altre) è quello di provare a isolare lo Stato ebraico.
«Il sindacato norvegese “Lo” ha chiesto ai fondi pensione di Oslo (che l’hanno già fatto con l’azienda militare Elbit) di ritirare i suoi investimenti da tutte le aziende israeliane» ricorda Alessandra Mecozzi, responsabile dei rapporti internazionali di Fiom. «Ormai c’è un sentimento diffuso a favore del boicottaggio – continua Mecozzi – che resta un tabù solo per i soggetti istituzionali. Noi siamo convinti che l’impunità non facci altro che aumentare l’aggressività d’Israele».
Anche Mila Pernice, di ForumPalestina, è convinta dell’efficacia della tattica che, a partire dagli anni ’60 mise in crisi in Sudafrica il regime dell’apartheid, crollato nel 1990. «Anche azioni come quella che abbiamo fatto alla Coop il 30 marzo scorso ottengono risultati: recentemente gli ambasciatori d’Israele all’estero si sono riuniti e hanno lanciato l’allarme sull’effetto devastante che la campagna Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) stanno ottenendo per l’immagine dello Stato ebraico nel mondo».
Il corteo sfila verso Trinità dei Monti con i dimostranti che gridano: «Un salto qua un salto là un salto nella libertà». Ci sono anche gli Ebrei contro l’occupazione, la rete di ebrei italiani (parte della europea Ejjp) che si batte per la libertà dei palestinesi e la convivenza tra ebrei e arabi in Palestina.
Sfila Cesare Salvi, coordinatore della Federazione della sinistra, secondo cui è necessario «estendere la mobilitazione, collegando il discorso sulla Palestina a quello sull’Afghanistan e alla denuclearizzazione del Medio Oriente». Secondo Fabio Amato, responsabile esteri di Rifondazione, la gestione dell’emergenza legata ai sei connazionali presenti sulla flottiglia ha dimostrato che «il governo italiano è allineato al peggior esecutivo israeliano di tutti i tempi ed è complice del massacro». Anche secondo Amato, di fronte all’immobilismo dei governi, è necessario il boicottaggio. Per Maurizio Musolino, responsabile esteri del Pdci, «non è con le occupazioni, come quella in Afghanistan, né asservendosi al governo statunitense e israeliano che si favorisce una politica di pace».
Alla fine del corteo, a piazza di Spagna, un gruppo di manifestanti ha esposto uno striscione vicino alla Fontana della barcaccia con la scritta «Free Gaza, free Palestine – senza la vostra libertà non saremo mai liberi».
Ma mentre i manifestanti defluivano due di loro sono stati aggrediti da un gruppo di ragazzi che li hanno picchiati e colpiti con i caschi dei motorini, al grido «Forza Israele».