«Basta con i sommergibili e i segreti»

Maddalena, il nuovo sindaco: subito una verifica seria dei rischi ambientali

«La frase di Soru sugli americani che se ne devono andare dalla Maddalena? La faccio mia senza difficoltà». Così Angelo Comiti, 51 anni, alle spalle una lunga militanza nel Pci, oggi fuori dai Ds, leader indipendente di una lista civica di centrosinistra, da ieri nuovo sindaco della Maddalena, il comune che ospita la base americana di sommergibili a propulsione nucleare. Sulla presenza militare nel cuore di un territorio di rara bellezza, sede di un parco naturalistico nazionale, Comiti ha le idee chiare.

Che cosa farete rispetto alla base?

Io ho votato per Renato Soru e condivido ciò che dice sulla presenza Usa alla Maddalena. Ci schiereremo a sostegno della posizione assunta dalla giunta. Intanto, però, ci sono alcune questioni urgenti, legate alla presenza della base, che vogliamo affrontare subito.

Quali?

C’è un’emergenza sanitaria molto seria. Viene segnalata, ormai da molti anni, una crescita dei casi di tumore alla Maddalena che è fuori norma. Vogliamo sapere se questo è legato ad un’eventuale inquinamento radioattivo dovuto alla presenza dei sottomarini Usa. Come abbiamo scritto nel nostro programma, chiederemo al ministero della salute un’indagine epidemiologica che stabilisca la verità. Vogliamo essere sicuri. E’ una richiesta forte che arriva dalla gente. Non possiamo vivere nell’incubo che dalla base parta un inquinamento tale da mettere a rischio la salute e la vita di chi abita nell’arcipelago.

Ma c’è anche un problema di monitoraggio della radioattività nel mare e nell’aria…

Questa è l’altra questione che vogliamo affrontare e risolvere subito. Il sistema di rilevamento di un eventuale inquinamento radioattivo gestito dall’Azienda sanitaria locale è ridicolo, non offre alcuna seria garanzia. Gli strumenti scientifici utilizzati sono antiquati. Bisogna acquistare apparecchiature nuove e allestire un sistema di rilevamenti affidabile. Basta giocare sulla nostra salute. E poi c’è la questione del piano d’emergenza in caso d’incidenti nucleari nella base della Us Navy a Santo Stefano. Il ministero della Difesa e quello degli Interni si sono sempre rifiutati di farlo conoscere. Noi ci batteremo perché sia reso pubblico. Vogliamo sapere se le misure di sicurezza previste sono adeguate, è un nostro diritto.

Quale modello turistico immagina per La Maddalena?

Per noi il turismo è sempre stato una risorsa importante. Ma abbiamo anche fatto in modo che l’impatto sulle nostre coste non fosse devastante. In Gallura, da questo punto di vista, La Maddalena è un modello. Lei pensi che mentre quasi tutti gli altri comuni costieri della Gallura hanno costruito tutto quello che potevano costruire in base alle leggi regionali e nazionali vigenti, noi abbiamo ancora a disposizione una cubatura enorme: un milione e quattrocento metri quadrati. E abbiamo intenzione di utilizzarla bene, senza scempi, senza devastazioni. Non sappiamo che farcene di tonnellate e tonnellate di cemento, di seconde case, di villaggi turistici che portano ricchezza solo a pochi costruttori. Casomai punteremo su insediamenti alberghieri di qualità e su un porto turistico.

E in tutto questo il parco nazionale come ci entra?

Considero il parco nazionale della Maddalena una grande opportunità di crescita della nostra economia. Bisogna farlo funzionare meglio. Il primo problema da risolvere è quello della base e dei rischi di inquinamento radioattivo. E poi vogliamo che l’attività del parco si integri con tutto ciò che si muove nel territorio, vogliamo un rapporto più stretto, regole di gestione chiare, che prevedano un ruolo anche per l’amministrazione comunale. I verticismi romani non servono.