Basi militari, Soru non firma

Il presidente della giunta sarda dice no al governo e si rifiuta di firmare il protocollo d’intesa sugli indennizzi ai pescatori di Capo Teulada, costretti a non lavorare dalle esercitazioni belliche. E’ il primo atto della resistenza alle servitù militari. Il prossimo sarà l’incontro, giovedì, con l’ambasciatore Usa. Tema: lo smantellamento della base della Maddalena

«Resistenza pacifica» contro le basi in Sardegna, aveva annunciato Soru pochi giorni fa. Ieri è arrivato puntuale il primo atto della linea dura contro i militari. Convocato a Roma dal sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, per firmare il protocollo d’intesa sugli indennizzi ai pescatori di Capo Teulada, il presidente della giunta regionale sarda è rimasto a Cagliari. Il protocollo non lo ha firmato. «Sono dieci mesi», ha detto, «che su Capo Teulada cerco un confronto con il governo. Non ho mai ricevuto risposta. E ora mi viene presentato un testo in cui si parla solo di soldi, dei denari che devono essere dati ai pescatori per risarcirli della pesca perduta durante il blocco causato dalle esercitazioni nel mare del Sulcis. Quaranta euro per pescatore il giorno, di fronte all’enormità di un’area sottratta allo sviluppo della nostra terra. Non è di questo che ha bisogno la Sardegna. Servono scelte chiare sulle basi e sulla loro riduzione. Noi vogliamo difendere il territorio, le elemosine non c’interessano».

La «resistenza» diventa quindi operativa. Uno dei primi effetti è che la visita in Sardegna dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, annunciata un paio di mesi fa e poi cancellata dagli Usa, è stata rimessa in agenda. Ieri le autorità americane hanno fatto sapere che Mel Sembler incontrerà Renato Soru a Cagliari giovedì della prossima settimana. Argomento del colloquio sarà la base della Us Navy a La Maddalena. «In pace gli americani sono arrivati in Sardegna, in pace se ne devono andare»: così Soru pochi mesi dopo la sua elezione. La stessa identica richiesta sarà confermata tra pochi giorni a Sembler.

Il protocollo d’intesa bocciato da Soru era stato presentato ai pescatori di Teulada il 12 aprile scorso. Il documento è stato trasmesso alla Regione, per la firma, senza che mai il presidente della giunta sia stato sentito per esprimere un giudizio o una valutazione. Il punto di riferimento per chiudere la vertenza è un accordo con i pescatori siglato il 19 ottobre scorso, che prevede, fra l’altro, la riduzione delle aree interdette e la prosecuzione degli studi per la bonifica dei fondali davanti al poligono di Capo Teulada. Dalle trattative la Regione è stata sistematicamente esclusa. E ora Soru rilancia. L’accordo economico e la riduzione delle aree vietate alla pesca, dice il presidente della giunta, non bastano: bisogna che il ministero della Difesa discuta con l’amministrazione regionale del futuro di una delle aree militari più estese del Mediterraneo. Ieri i pescatori hanno fatto sapere che, per il momento, non bloccheranno, come altre volte hanno fatto, le esercitazioni cominciate pochi giorni fa (dureranno sino al 15 giugno) e che solleciteranno un incontro con Soru per concordare una posizione comune. I proprietari dei pescherecci sono interessati agli indennizzi, ma da sempre chiedono anche che il poligono di Teulada sia chiuso.

Capo Teulada ha un’estensione di 7.200 ettari, una fetta dei 2.408.983 ettari occupati (tra demanio e servitù) da basi e poligoni militari in Sardegna. Vi si svolgono esercitazioni delle forze armate italiane e della Nato che riproducono situazioni di guerra, con impiego di unità navali, d’artiglieria pesante, di postazioni missilistiche e con l’intervento dei caccia che partono dalla base di Decimomannu.

Un sostegno a Soru viene da Italia Nostra, che appoggia la «resistenza pacifica» annunciata dal presidente della Regione. «Da tempo», si legge in un documento diffuso dall’associazione ecologista, «denunciamo la pericolosità per l’ambiente e per le popolazioni degli insediamenti militari in Sardegna. «Emblematico il caso della Maddalena: un parco nazionale di rara bellezza trasformato in una polveriera da una base Usa in cui transitano materiali radioattivi», scrive Italia Nostra, che chiede un impegno del governo, degli Usa e della Nato «per liberare al più presto le coste sarde da un’ingiusta e dannosa occupazione militare». E di occupazione dannosa parla anche il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli: «La Sardegna ospita servitù militari per un’estensione pari al 66 per cento del totale nazionale. Un peso enorme, che impedisce un tipo di sviluppo diverso per questa regione».