Base Usa: «Ignorate le direttive ambientali dell’Ue»

La base americana al Dal Molin non si può fare. Va contro le direttive europee e le leggi nazionali. Lo sostengono i verdi che in una interpellanza dettagliatissima presentata ieri al ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio chiedono che i lavori al Dal Molin vengano bloccati.
Spiega Angelo Bonelli, capogruppo dei verdi alla Camera: « Esistono direttive comunitarie che prevedono l’attuazione delle procedure di Valutazione d’impatto ambientale per tutta una serie di opere. Quelle esentate sono per esempio le opere di difesa nazionale». Ma difficilmente, sostiene Bonelli, «si può spacciare il Dal Molin come opera di difesa nazionale». I verdi inoltre sostengono che non ci sono documenti del precedente governo che esentino in qualche modo il progetto del Dal Molin dalle normali procedure e pertanto questo nei fatti già pone in seria discussione la legittimità del parere favorevole del presidente del consiglio Romano Prodi all’allargamento dell’aeroporto vicentino.
Ma c’è dell’altro. Dice ancora Bonelli: «Visto che il progetto Dal Molin non può essere classificato opera di difesa nazionale, avendo sostanziale extraterritorialità e quindi sottratto alla giurisdizione dello stato italiano, e non esistendo atti legislativi del precedente governo che esentino il progetto dalla procedure di Valutazione di impatto ambientale, ne conseguono almeno due obblighi: il rispetto delle norme che si riferiscono alla Via e alla partecipazione dei cittadini al procedimento».
Va poi sottolineato che il progetto riguarda un’area di 55 ettari con un edificato di 707mila metri cubi. «Un motivo in più – prosegue il dirigente dei Verdi – per ribadire che la valutazione di impatto ambientale non può essere ignorata. Qui si tratta di un’opera che va ad incidere profondamente sul territorio. Ne sfrutterà risorse, come l’acqua e l’elettricità». In effetti, secondo i calcoli dell’ingegnere vicentino Eugenio Vivian (mai smentiti) la nuova base militare rappresenterebbe per Vicenza, in termini di consumo di acqua, qualcosa come trentamila cittadini in più. Lo stesso vale per l’energia elettrica. E poi naturalmente c’è l’impatto sul traffico, che sarebbe evidentemente consistente. «Ci sono documenti – conclude – che parlano del Dal Molin come di risorsa urbana da tutelare e questo verosimilmente perché l’area scoperta dell’aeroporto rappresenta un presidio di zona verde che determina il microclima dei quartieri».
La Valutazione di impatto ambientale poi consentirebbe per i verdi rendere concreto e fruibile il principio di partecipazione. Per tutte queste ragioni il procedimento autorizzatorio risulta «viziato d’illegittimità rispetto alle norme interne e comunitarie».