Base Usa, a Vicenza si prepara la resistenza E a Bologna i no war sfilano contro Prodi

C’è un via vai continuo al presidio dell’assemblea permanente contro il Dal Molin. L’enorme tendone bianco montato, come dicono orgogliosi i ragazzi, «in meno di 24 ore», è diventato un vero punto di riferimento per i cittadini. In questa tiepida mattina di sabato si taglia la legna per la sera. Anche se le condizioni atmosferiche lasciano ben sperare, almeno per i prossimi due o tre giorni. Davanti al tendone bianco c’è una piccola tenda dove dormono un paio di ragazzi. E di fianco c’è la roulotte. Intorno al campo dove è stato montato il tendone (che è a poche centinaia di metri dall’aeroporto) ci sono le bandiere «no Dal Molin» e striscioni scritti con lo spray. Poche, ma eloquenti parole, «Prodi servo». All’interno del tendone si comincia a preparare per la sera. Con il carnevale che si avvicina e il natale appena passato, le vivande sono soprattutto panettoni, pandori, frittelle e castagnole. E poi c’è il vino, che portano signori del posto. E naturalmente la polenta con la carne da fare alla griglia.
Una decina di attivisti sono partiti per Bologna, dove nel pomeriggio un corteo sfila fin quasi sotto casa di Prodi, che però se n’è andato dalla suocera a Reggio Emilia. Arriva un signore, non giovanissimo, con un blocco da disegno sotto il braccio. Non è di Vicenza, ma di un comune vicino Arzignano. E’ un pittore. Si siede e comincia a dipingere con gli acquerelli. «Bisogna riuscire a organizzare una mostra di artisti contro la guerra», dice. «E se poi si convince qualche pittore famoso a donare una sua opera si potrebbe vendere e tirare su qualche soldo, perché questo presidio durerà a lungo». Questa è l’impressione che hanno in molti. Per questo c’è da risolvere il problema del pavimento del tendone, che forse arriverà dal centro sociale di Marghera, il Rivolta. Perché quello che c’è adesso è in affitto e costa troppo. Arriva una signora che chiede dov’è la cassetta per la restituzione delle tessere elettorali. La cassetta è già bella piena: quella di restituire le tessere è una forma di protesta che piace ai cittadini. Quelli più anziani poi ricordano i bombardamenti americani di Vicenza nel ’43 e nel ’45. Loro gli americani proprio non li vogliono. Anche per questo i comitati stanno pensando a una serata della memoria. Tra i tanti aderenti all’assemblea ci sono anche molti partigiani.
Mentre si discute delle prossime iniziative arriva una insegnante di scuola superiore. Chiede come va e che cosa può fare per aiutare. «Coinvolgere gli studenti, i professori», risponde Francesco. L’insegnante dice che c’è già un gruppetto abbastanza nutrito di professori contro la base. Si sta pensando ad assemblee sindacali nelle scuole e ad altre azioni per coinvolgere gli studenti. «A volte – dice la professoressa – sono più coinvolti i genitori dei figli». Arriva un altro signore, anzianotto. Per la verità è capitato qui al presidio venerdì. Colbacco in testa e valigia sotto braccio si è presentato così: «Vengo da Trieste e ho un po’ di idee legali da suggerirvi». C’è posto per tutti al presidio, tutti hanno diritto di parola, tutti possono dire la loro. Arriva anche un altro signore, da Novara. Distribuisce un volantino contro la «fabbrica della morte» di Cameri. Qui dovrebbero infatti venire assemblati i caccia F35. Giovedì scorso gli antifascisti novaresi hanno tenuto un sit-in davanti all’aeroporto militare di Cameri. E adesso sono venuti a Vicenza per portare la loro solidarietà e unire le lotte. Così come fanno quelli dei No Mose, No Ponte e naturalmente i No Tav valsusini. Il presidio si anima, come quello ormai storico di Venaus, in val Susa, anche questo vicentino è diventato un punto di ritrovo. Qui al presidio si è riscoperta la dimensione della piazza. «In città – dice Francesco – non c’è più un vero spazio forte di socialità, a parte il mercato». Arriva il signore a portare il pane per la giornata. «Qui si fanno le grigliate, si beve del buon vino, si discute del nostro futuro e del nostro territorio», dice Francesco. Ci sono persone che arrivano prima di andare al lavoro: buttano un occhio per vedere che vada tutto bene. Ognuno mette a disposizione quello che ha, cibo, soldi, idee per le iniziative future. Un tipo propone un raduno di moto che partano da Vicenza per arrivare in val Susa. Ci sono quelli che si sono presi una settimana di ferie. Si comincia ad accendere il fuoco. La gente continua ad arrivare. Una coppia di «vicini» viene ad informarsi sulle iniziative di oggi. Ci sarà un digiuno collettivo.