Base Usa a Vicenza, il fronte del no: «Referendum entro tre mesi»

Sì o no. Pur avendo dormito poche ore (il consiglio comunale e le proteste si sono protratte fino alle quattro) tutti i protagonisti della «battaglia di Vicenza» sono
tornati ieri mattina in campo e la città del Palladio è così diventata il terreno nel quale si gioca una partita politica importante e dagli esiti imprevedibili.
«Per raccogliere le 4.000 firme necessarie per convocare il referendum ­ spiega Giovanni Rolando, consigliere comunale Ds ed organizzatore delle proteste contro il raddoppio della base Usa – impiegheremo pochi giorni. Inizieremo subito la campagna elettorale e chiederemo di votare prima dell’Epifania (A Vicenza vi è già stato un altro referendum e nel 2006 non ve ne possono essere altri Ndr). Ci aspettiamo che quanto prima il governo ed il ministro della Difesa Parisi prendano posizione, sennò andremo anche a Roma a manifestare sotto le sue finestre». Pur non possedendo gli strumenti di Ilvo Diamanti (un sondaggio della sua Demos assegna al No il 61% e spiega che l’85% dei vicentini vuole votare al referendum) ci appare chiaro che gran parte dei cittadini non veda di buon occhio la colata di cemento. Attraversando la piazza dei Signori Rolando viene fermato da pedoni e ciclisti, e molti sono presi dalla frenesia del referendum.
Secondo il sondaggio effettuato da Diamanti tra chi si oppone alla realizzazione della base «la motivazione pacifista appare largamente prevalente». Il 28% dei vicentini non condivide che eventuali attacchi in Medio Oriente possono partire proprio dalla loro città. Una persona su quattro teme che Vicenza possa diventare l’obiettivo di attacchi terroristici. La stessa percentuale di cittadini mette l’accento sull’impatto ambientale, solo il 17% ritiene che «gli americani debbano tornare a casa loro».
La collocazione del Dal Molin non ha del resto paragoni con quella di nessun aeroporto italiano. In pochi minuti si lascia il centro storico alle spalle e si raggiunge la zona nord della città. Lo scalo si trova in una zona verde dove però sono aperti alcuni cantieri edili. «Non si può continuare a costruire altre case qua attorno ­ ammette il direttore dell’Aeroclub di Vicenza, Mauro Facco che si schiera tuttavia in favore del progetto Usa ­ ed anche gli americani non potranno ampliare la pista lunga appena 1.500 metri». Incautamente il Giornale di Vicenza, di proprietà dell’Assondustria di Vicenza e Verona, ha “sparato” ieri una vignetta in prima pagina. Vi si legge un trionfale Yes (alla base) che viene raffigurata però su un tappeto verde, che non potrà tuttavia sopravvivere a 700 mila metri cubi di cemento. Ma la cordata di industriali del mattone e non solo che ha convinto i riluttanti leghisti (che tappezzano Vicenza con la scritta: americani? Turisti si, soldati, no) a votare Sì ha deciso ormai di giocare pesante e si sente ben rappresentata in Comune. Il sindaco Hullweck ha sfoderato ieri doti da grande attore ed ha convocato la stampa locale per far sapere che «i lavori al Dal Molin possono iniziare anche subito se il governo di Roma darà il suo assenso». Dopo aver trattato in gran segreto con gli americani mentre Berlusconi prometteva il prato del Dal Molin a Bush, Hullewck, in sintonia con il governatore veneto Galan, tenta di scaricare la responsabilità della scelta sul governo che ­ sostiene – «non può dire che noi abbiamo detto si perché il nostro non è un parere vincolante». Ma questo è proprio l’esito della durissima battaglia che si svolta giovedì nella sala della Bernarda. Rafforzato dal voto Hullweck chiude la porta al referendum «superato dal pronunciamento del consiglio comunale» e sulla cui realizzazione pesano «seri dubbi di legittimità». Così la spaccatura in città è ormai verticale.Oscar Mancini, capo della Cgil assicura che il sindacato «contribuirà alla raccolta delle firme» e che il governo «non può non ascoltare i parlamentari appartenenti a tutte le forze della maggioranza che si schierano contro questo progetto insensato». La Difesa ha finora messo in chiaro due punti: la richiesta di allargamento degli insediamenti militari Usa proviene da «uno stato amico ed alleato» ed il comune di Vicenza dovrà esprimere «un giudizio sul progetto» prima della decisione finale che non appare rinviabile. Anche perché per i primi di dicembre il capo dei Disobbedienti Luca Casarini ha convocato «una manifestazione europea per marciare sulla città più militare d’Europa», e l’incertezza potrebbe alimentare la tensione.