Bari, il centrosinistra tradisce la lotta anti-Cpt

Ultima fermata, la resistenza. «Passiva, di stampo ghandiano», precisa il sindaco Michele Emiliano, dopo quattro ore di discussione. Ma pur sempre di resistenza si parla, d’interposizione di corpi per impedire l’apertura del centro quando, dal primo dicembre in poi, ogni giorno sarà buono per spalancare il cancello e infornare tra quattro mura centinaia d’immigrati da espellere. L’impressione è che, a capo di questa resistenza, per il momento ci siano soprattutto il sindaco e il movimento, con la Rete No-Cpt, in compagnia di Cgil, Arci e Rifondazione comunista, che ieri, nella discussione più scottante di questi mesi, quella a una settimana scarsa dalla probabile apertura, era rappresentata dal suo segretario regionale, Nicola Fratoianni. Che commenta: «Un appuntamento positivo, nonostante la scarsa presenza dei partiti dell’Unione: ora puntiamo a un coordinamento ampio, a un programma concreto per impedire o rallentare l’apertura del Cpt». Effettivamente, volendo pesare la lotta attraverso i rappresentanti dei partiti, ci tocca segnalare che i Ds contavano ieri un ex consigliere comunale. Dei Verdi, neanche l’ombra. I rappresentanti della Margherita sono apparsi per un istante. Assenti anche Sdi e Italia dei Valori. Mancava il presidente della provincia, Vincenzo Divella (Ds) – ma c’era un suo assessore, sempre di Rifondazione – e non s’è visto un solo esponente della Regione. Se per l’occasione fossero necessari inviti più o meno formali, non è chiaro; se siano in corso strategie parallele, neanche. Comunque, al termine della riunione, sono state fissate sette modalità di lotta: oltre la «resistenza passiva», il sindaco s’è impegnato a rilanciare «la politica di boicottaggio» e, sin da oggi, scriverà lettere a ciascuno degli enti gestori dei servizi (acqua, luce e gas), chiedendo di usare cavilli giuridici per bloccarne l’erogazione all’interno del Cpt. Inoltre, sarà organizzato un presidio permanente dinanzi al centro, di cui il Comune si sobbarcherà i costi di gestione, con il compito di monitorare l’arrivo di polizia e immigrati e impedirne pacificamente l’accesso. E ancora: la proposta di un consiglio monotematico congiunto, tra comune provincia e regione, e la richiesta di una pronuncia formale, da parte dei parlamentari locali, di netta contrarietà al Cpt. Intanto, è sempre più ingarbugliata la vicenda della gestione. Dopo la «rinuncia etica» della Croce rossa, operata dal presidente provinciale Michele Bozzi, dopo il tentativo (fallito) di rientro dal parte della Croce rossa regionale e nazionale, l’appalto è stato firmato mercoledì dall’organizzazione «Le Misericordie». Ma un punto è poco chiaro: come si evince dal sito ufficiale dell’organizzazione, Le misericordie s’aggiudicano l’appalto perché la Croce rossa è stata esclusa, e non perché abbia rinunciato. E’ lecito chiedersi, a questo punto, se ci sia stata una «rinuncia etica», se nella Croce rossa italiana si stia sviluppando una guerra intestina o se, invece, l’offerta della Cri sia stata semplicemente rigettata. Di fatto, siamo dinanzi all’ennesima mancanza di chiarezza, all’ennesimo ventaglio di contraddizioni che la gestione di un Cpt, come sempre più spesso accade, riesce a far emergere. Infine, il sindaco s’è impegnato a scrivere a Romano Prodi, in qualità di leader del centrosinistra, chiedendogli di inserire ufficialmente nel programma dell’Unione l’opposizione ai Cpt. Considerata la partecipazione dell’Unione all’incontro di ieri, più che una lettera aperta, sembra una lettera morta.