Bambini a Kabul

Vidi a Gaza, più di dieci anni fa, bambini che lanciavano pietre contro carri armati. Bambini che morivano, che venivano mutilati da bastoni e pallottole. Bambini privati dell’infanzia. Occhi di bambini che non avevano visto altro che la miseria dei campi profughi, ferite e morte. Oggi chi è sopravvissuto di quei bambini è un adulto che non ha avuto infanzia, che non ha conosciuto altra cultura che quella della violenza.
Ho visto quest’anno a Kabul bambini dilaniati dalle mine: grumi di garza e sangue su brande sudice in lazzaretti. Bambini i cui occhi e i cui orecchi non hanno mai visto un disegno, ascoltato una musica. Bambini che crescono in un panorama di sole macerie e guerra. Bambini che, se sopravviveranno, saranno adulti tra dieci anni.
Altri, cresciuti allo stesso modo, erano bambini dieci anni fa. Bambini intrisi di morte. Da adolescenti o da adulti uno sterminato esercito di portatori di morte. Reclutabile da chiunque dia un valore, una fede, una mistica, alla loro unica e esclusiva esperienza umana, quella della morte.
Kamikaze, fanatici criminali… possiamo sprecare li definizioni. Centri di potere finanziario e politico se ne contendono alternativamente il reclutamento, ma l’esercito sono loro. Sono loro quelli pronti al suicidio assassino, sono loro ai quali abbiamo lasciato come unica identità individuale e collettiva quella della morte.
Il nemico senza volto, capace di una ferocia impensabile ed implacabile, che non capiamo, che ci fa paura, che ci terrorizza, quello che cerchiamo per dichiarargli guerra, una faccia invece ce l’ha. Tante facce, facce di bambino, quelle che ho visto dieci anni fa a Gaza, domani le facce di bambino che ho visto ieri a Kabul. Non vincerà mai questa armata mondiale di sopravvissuti ad infanzie impossibili, ma le sue fila si incrementeranno sempre di altri sopravvissuti ad altre infanzie violentate, ci terrorizzeranno ancora. Nati sconfitti, non combattono per vincere, ma per morire e far morire.
Finché il diritto ad essere e vivere da bambini a Gaza come a Kabul, come Baghdad, come a Roma o a New York, non sarà un diritto universale saremo costretti a vivere una guerra infinita, contro il nostro stesso futuro, contro i bambini.