Balcani, lo strabismo di guerra dell’Occidente

Ecco i “giovani convertiti all’Islam e poi addestrati militarmente a diventare terroristi al servizio di Osama bin Laden”; ecco il “piano di colonizzazione religiosa” con finanziamenti a scuole, moschee e centri studi sul Corano per “occupare i Balcani”; ecco “Al Qaeda che ha già reclutato centinaia di soldati tra il Kosovo e l’Albania”: a dare tutte queste informazioni è un “recente” Rapporto del ministero degli interni italiano, presentato ieri dal Corriere della Sera e non smentito dal governo – per inciso al giornalone è arrivato il Rapporto, a noi il Viminale non ha voluto nemmeno dire la data del suddetto (sospettiamo giacesse da tanto, da così tanto che è meglio tacere).
I contenuti del Rapporto, risultato di accurate “indagini della polizia italiana”, non sono proprio una novità, riprendendo informazioni dell’Interpol sul traffico di droga e armi nei Balcani. Le notizie comunque sono gravissime. Il “progetto di colonizzazione” si è sviluppato e si sviluppa lungo la “Dorsale verde” che include Montenegro, sud della Serbia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, nord-Albania e Kosovo con l’obiettivo di allargare a scopi terroristici “l’area di influenza islamica verso Occidente”. Protagonista l’Alto commissariato per l’Islam dell’Arabia saudita, al quale si è sovrapposta l’iniziativa di molte Ong islamiche “per la maggior parte saudite”, finanziariamente autonome, che altro non sono che “rete di copertura della struttura terroristica guidata da bin Laden”. Per il Rapporto ministeriale è bin Laden che canalizza i fondi che, dopo gli “investimenti” nei Balcani, vengono dirottati verso l’Occidente per sostenere le “cellule” attive in Europa, “strutture piramidali con un unico vertice e molteplici facciate ufficiali”. E per concludere, gli accertamenti della polizia italiana hanno dimostrato “collegamenti tra gruppi paramilitari albanesi e mujaheddin islamici”, i guerriglieri hanno tra l’altro il compito di fornire supporto logistico alle attività terroristiche finanziate da bin Laden “attraverso la fornitura di armi, munizioni e materiale vario”. Arrivano anche i “fatti”. Mercoledì il ministero degli interni di Sarajevo ha annunciato indagini su 17 persone, algerini ed egiziani, dichiarando che “uno degli algerini aveva nella rubrica del cellulare il numero di un collaboratore di bin Laden”. E dieci giorni fa la Nato ha arrestato in Bosnia sei “terroristi islamisti”.
Il Rapporto si commenta da sé. Quel che è stato ed è lo scenario balcanico viene illuminato sinistramente. E la verità diventa pericolosa: vengono in mente le parole del capo di stato maggiore serbo in Kosovo Lazarevic dopo gli accordi di Kumanovo: “Noi ce ne andiamo, ma non sapete quel che vi aspetta”. E di certo perfino Milosevic, in prigione all’Aja, gongola e rischia di trovare conforto alla sua difesa. E se si presentasse come “avanguardia della lotta ad Al Qaeda”?
La questione grave comunque è un’altra. E’ quella dello strabismo criminale dell’Occidente che sceglie la guerra e della sinistra che partecipa alle “guerre umanitarie” e ora alle vendette altrui. Ci chiediamo: che senso ha, se è vero il “Rapporto”, utilizzare la guerra del Kosovo, com’è stato fatto da oratori di governo e di centro-sinistra in parlamento, quale vanto per entrare nell’attuale guerra afghana? Quella guerra – che lascia un irrisolto strascico di sangue e pulizie etniche capovolte e insieme l’intricato nodo dello status del Kosovo, poi precipitato nella ferita aperta in Macedonia – è servita, fra l’altro, ad aiutare proprio i paramilitari kosovaro-albanesi che ora il Rapporto denuncia come terroristi al soldo di bin Laden. Proprio mentre partono per combatterli in armi, navi, genieri, fanfare, caccia e Cacciari. Ma davvero il governo italiano bypartisan non era stato informato dalla Cia su chi erano i nemici? Davvero non sapeva che il presidente Clinton aveva autorizzato nel 1993 l’arrivo a Sarajevo di armi e mujaheddin, dall’Iran e dall’Afghanistan come ha testimoniato nel 1996 una commissione d’inchiesta del Senato Usa? Non sarebbe meglio rinunciare alle guerre come strumento di soluzione delle crisi internazionali, se gli amici di due anni fa all’improvviso vengono scoperti come il male tout-court. E se è vero che chiunque ha aiutato i terroristi è “terrorista lui stesso e nemico da combattere” come dice Bush, chi dobbiamo bombardare oggi?