Baghdad, forca senza fine

Orrore e sdegno in Iraq e nel mondo per l’impiccagione, nell’Iraq occupato dagli Usa, del fratellastro di Saddam Hussein, Barzan al Tikriti, e dell’ex giudice del «Tribunale rivoluzionario» Awad al-Bandar, nonostante da ogni parte, anche dall’Onu, fossero arrivati appelli per una sospensione dell’esecuzione. Ad accrescere lo sdegno per l’uccisione dei due condannati, avvenuta ieri mattina alle tre del mattino, si sono ancora una volta aggiunti i macabri particolari dell’esecuzione con la testa di Barzan al Tikriti che, stretta dal cappio, si sarebbe staccata dal corpo rotolando ad una certa distanza. Un evento che ha fatto gridare al sacrilegio non solo la comunità sunnita irachena – già indignata per l’uccisione di Saddam Hussein ad opera dei miliziani dei partiti sciiti filo-iraniani al governo – ma anche buona parte di quella sciita. Insistenti le voci secondo le quali la testa sarebbe stata recisa dal corpo successivamente all’impiccagione.
A queste accuse ha risposto il portavoce del governo iracheno filo-Usa, Ali al Dabbagh secondo il quale tutto si sarebbe svolto regolarmente dal momento che «la forca è stata costruita secondo gli standard internazionali e rispettando le norme degli organismi per i diritti umani». Ancora più ignobile il commento di Basem Ridha, consigliere del primo ministro secondo il quale si sarebbe trattato di un «atto di Dio».
Barzan al Tikrit, fratellastro di Saddam Hussein da parte di madre, ammalato da tempo di un tumore maligno alla spina dorsale, e Awad al Bandar – già portati davanti alla forca issata in una caserma del quartiere sciita di Khadimiya insieme a Saddam Hussein, sedici giorni fa, e poi riportati in cella all’ultimo momento – indossavano le tute arancioni dei prigionieri e sono stati impiccati insieme, l’uno accanto all’altro, nello stesso luogo dove il 30 dicembre scorso, durante la festa musulmana del sacrificio, venne messo a morte l’ex presidente iracheno. L’esecuzione sarebbe stata filmata da un video fatto vedere ad un gruppo superselezionato di funzionari governativi e di giornalisti di regime. Barzan prima di recitare un’ultima invocazione ad Allah avrebbe gridato – ha raccontato un giudice del processo farsa contro gli esponenti del passato regime jaafar al Moussawi – di essere innocente e di aver subito un processo ingiusto. I due erano stati condannati a morte, con Saddam Hussein, il 5 novembre scorso, per l’uccisione di 148 abitanti del villaggio di Dujail sospettati di complicità in un fallito attentato contro l’ex presidente compiuto dal partito filo-iraniano al Dawa nel 1982 durante la guerra Iran-Iraq. Barzan al Tikrit, uno dei tre fratellastri di Saddam Hussein, era stato capo dei servizi segreti tra il 1979 e il 1983 – e come tale aveva stroncato sul nascere il tentativo iraniano di provocare una rivolta fondamentalista contro il governo laico del Baath – per poi diventare ambasciatore dell’Iraq dall’ ’88 al ’99 presso le Nazioni Unite a Ginevra. Da qui avrebbe gestito i giri di capitali con i quali l’Iraq, e il regime, sono riusciti a sopravvivere durante l’embargo ma, allo stesso tempo, per una serie di dissidi politici (alcune aperture agli Usa) e familiari – negli ultimi anni era stato messo da parte.
Barzan e Bandar sono stati sepolti ieri in serata ad Awja, il villaggio alle porte di Tikrit dove è nato e dove il 30 dicembre è stato sepolto anche Saddam Hussein. Il primo nella tomba di famiglia e il secondo vicino a Saddam nel palazzo sul Tigri ormai diventato una sorta di mausoleo.
Gli Usa anche questa volta, negando ogni evidenza, hanno sostenuto di non aver nulla a che fare con l’esecuzione. Il segretario di stato Condoleezza Rice si è limitata a «deplorare» non l’esecuzione bensì le sue modalità e si è detta «delusa». Questi killer iracheni sarebbero dei veri pasticcioni. Forse per i prossimi condannati a morte faranno venire un boia direttamente dagli Usa. Più esperienza, più precisione, più pulizia. Durissime le reazioni in Iraq. L’Associazione degli ulema, massima autorità religiosa sunnita ha commentato così le due impiccagioni: «E’ il risultato di un processo politico che ha mancato di osservare gli standard legali minimi rispettati universalmente». Nei quartieri sunniti di Baghdad sono comparsi ieri in serata grandi striscioni neri con i quali si invitava la popolazione a resistere all’occupazione Usa e alle violenza delle milizie «safavidi» filo-iraniane. Sono intanto arrivati a Baghdad i primi «rinforzi» inviati in Iraq dal presidente Bush, circa 2.000 soldati provenienti dal Kuwait e alcune centinaia di peshmerga curdi che saranno inviati a pattugliare i quartieri di Baghdad.