Aziende in crisi triplicate in 18 mesi 223mila lavoratori in cassa o espulsi

Secondo l´osservatorio della confederazione i settori più coinvolti sono il metalmeccanico e il tessile

Rapporto Cgil: Lombardia e Puglia tra le regioni più colpite

Le imprese in difficoltà erano 1.429 nel febbraio 2004, ora sono 4.060
Impressiona il declino delle quattro grandi regioni del Nord

ROMA – Oltre 4000 aziende in crisi e 223mila lavoratori in cassa integrazione o licenziati. Questo il “bollettino” della crisi economica italiana così come emerge da un´indagine dell´Osservatorio dei settori produttivi della Cgil. Il dato generale è preoccupante: le grandi aziende manifatturiere continuano a ridurre l´occupazione, e quelle dei servizi non compensano più, con la loro crescita, la caduta dell´industria. Un cortocircuito pericoloso dato dal contatto tra recessione produttiva, calo dell´occupazione e calo del valore reale delle retribuzioni. E su cui si innesta la crisi di quei distretti industriali che per tanto tempo erano stati individuati come la roccaforte della crescita italiana.
La progressione nel numero di aziende in crisi è stata esponenziale rispetto all´anno precedente: se nel febbraio 2004 erano 1429, al 31 luglio 2005 il loro numero è quasi triplicato, arrivando a 4060. Più che raddoppiato il numero di lavoratori in cassa integrazione o licenziati: 223 mila oggi, mentre nel febbraio 2004 erano 104mila. Sono Lombardia e Piemonte, rispettivamente con 797 e 757 aziende, ad avere il maggior numero di industrie in sofferenza. Il duo di testa stacca di molto le altre regioni: al terzo posto c´è l´Emilia Romagna che ha 432 imprese in difficoltà, seguita dal Veneto con 327. Le due regioni invertono però le posizioni per quel che riguarda il numero di lavoratori a rischio: sono 11.194 in Emilia Romagna e 17.722 in Veneto. Preoccupa in particolar modo il dato delle Marche (da 41 aziende in difficoltà l´anno scorso si è arrivati a 316 oggi).
Al Sud è soprattutto la Puglia a sentire i morsi della crisi e della concorrenza internazionale: 220 aziende in sofferenza e 8.500 lavoratori a rischio. Subito dietro la Campania con 180 imprese e 17.892 lavoratori. La Basilicata e la Sardegna precedono quindi il Molise, mentre in Sicilia la situazione è pressoché stazionaria.
I settori in maggiore difficoltà sono il metalmeccanico, con 1340 aziende in difficoltà, e il tessile, seguiti dal chimico-farmaceutico, e del legno, dell´edilizia e del commercio. Ma anche i dati dell´artigianato iniziano a preoccupare: si tratta di aziende più piccole e a bassa sindacalizzazione, sulle quali la Cgil non può avere dati sicuri.
«I lavoratori ancora in organico nelle industrie in crisi sono mezzo milione: senza forti politiche di rilancio, rischiano tutti- commenta il segretario confederale Carla Cantone – E stiamo parlando del 25% della manodopera occupata nel settore manifatturiero in senso stretto. Quello che manca nel paese è una robusta strategia di politica industriale a difesa dei settori produttivi. Ma questo governo ha altro a cui pensare, purtroppo».