«Autosufficienza, il diritto a una vita dignitosa per tutti»

Dopo cinque anni di silenzio, il governo uscente si presenta agli elettori anziani promettendo cose mirabolanti. Non una parola però sul problema della non-autosufficienza che pure riguarda oltre due milioni e mezzo di famiglie. L’Unione si è impegnata qualora vincesse ad approvare la legge più volte richiesta dai sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil che per questo hanno presentato una proposta d’iniziativa popolare, in calce alla quale hanno già raccolto oltre 600 mila firme, tra cui tante personalità. Sul mensile dello Spi Cgil “Liberetà” anche Gino Giugni ha voluto esprimere il proprio consenso con una intervista.
“Io sono una persona non autosufficiente e, dunque, non posso che essere d’accordo con voi”. Parla di sé Gino Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori, quando gli chiediamo di commentare la legge d’iniziativa popolare dei sindacati dei pensionati per l’istituzione di un fondo nazionale a sostegno delle persone non autosufficienti e, soprattutto, delle loro famiglie sulle quali grava quasi interamente l’onere di cura e di assistenza.

Costretto da tempo su una sedia a rotelle, Gino Giugni, che ha appena ricevuto la cittadinanza onoraria di Bari, nella cui Università ha insegnato per 15 anni, non ha perso né la lucidità né la voglia di misurarsi con la società: utilizza qualunque mezzo tecnologico che gli permetta di continuare la sua attività di professore e di intellettuale raffinato. Nella conversazione che abbiamo avuto con lui ha voluto ricordare innanzi tutto di essere stato tra i primi ad occuparsi degli invalidi quando al Senato era presidente della Commissione lavoro. “Il problema delle persone non autosufficienti era noto già allora. ” Oggi la situazione si è ulteriormente aggravata e di fronte ai numeri Gino Giugni non si sorprende. “C’è bisogno di questa legge perché la vita di ogni giorno è piena di ostacoli. Pensiamo per esempio soltanto alle barriere architettoniche ancora non del tutto superate né in strada né in casa. Per chi è costretto su una sedia a rotelle, questo significa un impedimento reale alla vita quotidiana. Uscire di casa può diventare addirittura impossibile se non si ha un aiuto, di andare al cinema poi non ne parliamo. A volte si ha la sensazione di vivere in prigione nella propria abitazione e ci si sente impotenti di fronte agli ostacoli. Una condizione difficile, che fa sentire anche propri familiari come se fossero agli arresti domiciliari”.

Nella sua abitazione il professore ha dovuto fare delle modifiche sostanziali per potersi muovere con una certa autonomia; tuttavia, senza l’aiuto dei propri familiari sarebbe molto complicato svolgere anche le funzioni più semplici e quotidiane. Quando viaggia – e Gino Giugni lo deve fare spesso perché i suoi impegni lo portano lontano da casa – deve attrezzarsi senza trascurare nulla, neppure la scelta del mezzo. “Con l’aereo poi è tutto più complicato: ai tempi già lunghi richiesti ad un normale viaggiatore si aggiungono quelli per avere un’assistenza adeguata da parte della compagnia di volo: non basta la propria carrozzella, è necessaria anche la presenza di una persona che si prenda cura di te per farti salire sull’aereo e farti sedere nel tuo posto”.

“L’indennità di accompagnamento riconosciuta alle persone non autosufficienti dallo Stato – ci racconta – è poca cosa rispetto ai bisogni specifici. Basta a mala pena a pagare la metà dello stipendio della badante. A ciò vanno aggiunti i costi delle continue cure a cui ci si deve sottoporre. L’assistenza domiciliare, così come è organizzata dalle Asl, lascia molto a desiderare e non sempre è tempestiva come dovrebbe essere. ” Il professore parla della propria esperienza, ma la sua riflessione è rivolta soprattutto agli altri, ai tanti che si trovano in condizioni di particolare disagio. “Nonostante tutto, la mia – dice – è una situazione abbastanza privilegiata perché posso contare su una situazione economica tutto sommato favorevole. Ma mi chiedo come facciano altre famiglie che vivono una situazione analoga alla mia, ma senza disponibilità. Il problema vero è l’assistenza garantita a tutti e nelle forme più efficaci; rendere esigibili i diritti di coloro che, di fronte ad una prova dura come la perdita della propria autonomia, vogliono e debbono continuare a sperare in una vita dignitosa per se stessi e per i propri cari”.